La chiamata della Cina: “Difendere Wto e commercio globale dagli Usa”
Sembra un paradosso ma sta andando proprio così: la Cina bastona gli Usa e chiama il mondo a reagire per tutelare il commercio anzi “lo spirito del sistema commerciale” globale. Pechino ha tanto, troppo, da perdere dalla fine della globalizzazione per come la conosciamo. E questo non è un mistero. Il Dragone, però, si rifà ai più alti ideali e chiama il mondo a reagire a quella che ritiene essere l’ennesima riprova dell’imperialismo americano. Un editoriale apparso sui canali dell’agenzia governativa Xinhua chiama a raccolto i Paesi del mondo: “Con l’imposizione unilaterale delle cosiddette ’tariffe reciprochè, Washington ha minato lo spirito del sistema commerciale multilaterale basato sulle regole. L’avvertimento del Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ai partner commerciali ossia ‘fare qualcosa di avventato sarebbe poco saggio’ è stato forse il momento più rivelatore di tutti. Ha messo a nudo la convinzione duratura di Washington nella propria supremazia incontrastata, un’illusione sempre più fuori passo con un mondo multipolare”. Per il governo cinese non c’è tempo da perdere: “Per la comunità internazionale, difendere l’autorità dell’Organizzazione mondiale del commercio è diventato un imperativo urgente. Nonostante il continuo sabotaggio degli Stati Uniti, il sistema commerciale multilaterale rimane la spina dorsale del commercio globale, supervisionando circa il 98 percento del commercio internazionale di merci. Ma la sua sopravvivenza è tutt’altro che garantita”.
Dunque Pechino attacca a testa bassa gli Stati Uniti facendo emergere ciò che solo l’Occidente finge di non vedere: ossia che il processo in corso non è un’invenzione di Donald Trump, che semmai gli ha imposto un’accelerata, ma un programma preciso che va avanti da tempo: Per anni, Washington ha lavorato per indebolire il meccanismo di risoluzione delle controversie del Wto, in particolare bloccando la nomina di nuovi giudici alla sua corte d’appello, paralizzando gravemente la sua capacità di far rispettare le regole commerciali. Ripristinare la piena funzionalità del Wto non è più una questione di riforma burocratica: è esistenziale preservare un commercio globale aperto e basato sulle regole”. E ancora: “Mentre le economie emergenti si rafforzano, il controllo di Washington sull’ordine economico globale si sta indebolendo. Invece di adattarsi a questa nuova realtà, ha scelto di scatenarsi, erigendo barriere in un disperato tentativo di mantenere la sua influenza in declino”. La conclusione è una sorta di chiamata all’azione: “La comunità internazionale non può permettersi di placare Washington. Ripristinare i meccanismi di risoluzione delle controversie del Wto, accelerare le riforme istituzionali e rafforzare la cooperazione multilaterale sono essenziali per contrastare la coercizione unilaterale di Washington. Solo attraverso la solidarietà il mondo può respingere la palla demolitrice del cosiddetto eccezionalismo americano e salvaguardare un sistema che ha sostenuto decenni di prosperità globale”. Insomma, una volta si faceva la pace attraverso il commercio tra Usa e Cina. Ora la questione si sta arroventando.
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