Editoriale

Urne deserte e sindaci solitari

di Adolfo Spezzaferro -


Forse è proprio così: il doppio turno favorisce l’astensione, già di per sé tanto, troppo alta. All’indomani dei ballottaggi per le amministrative, visto il misero risultato sul fronte della partecipazione al voto – meno di un elettore su due – si torna a discutere della bontà del sistema per eleggere i sindaci. Posto che che l’elezione diretta è cosa buona e giusta – la via più autentica e diretta alla democrazia – forse il sistema del doppio turno è chiedere troppo, in questa fase, all’elettore medio italiano. Troppo spesso non abbastanza motivato da non recarsi alle urne neanche per scegliere l’amministratore della propria città. Un tempo si diceva che le comunali, che le amministrative in genere, fossero le elezioni che più riguardano l’elettore e che a rigor di logica dovrebbero richiamare maggiormente alle urne. Al contrario si è detto per tanto tempo che secondo la medesima logica le elezioni europee siano percepite come le più lontane dall’interesse dell’elettore. Sono entrambe due non verità – numeri alla mano, infatti, purtroppo anche le amministrative vedono un calo inesorabile e preoccupante dell’affluenza. Al secondo turno delle comunali si è recato a votare il 15% in meno rispetto al primo turno. Ci sono casi di sindaci eletti sulla base di una partecipazione al voto del 20% degli aventi diritto. Significa che qualcuno amministrerà un comune a fronte di un mandato popolare risicatissimo. Difficilmente quindi potrà fare il bene di tutti, anzi. E se a sinistra sono tutti ringalluzziti, forti della riuscita del campo larghissimo – qualcosa che alle politiche, lo sappiamo, è impraticabile – va detto che storicamente ad essere favoriti dalla bassa affluenza sono i candidati del centrosinistra. Che storicamente l’elettore medio di centrodestra tende a disertare le urne. Forse è davvero così. E allora i partiti di maggioranza devono impegnarsi a riportare i loro elettori a votare. Per il bene di tutti.


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