Uccise Sharon, ora gioca la carta perizia psichiatrica
I genitori di Sharon Verzeni sono “sorpresi” ma confidano che la Corte d’Assise di Bergamo possa assicurare loro “giustizia”. Il processo per l’omicidio della loro figlia, uccisa a coltellate la notte del 29 luglio scorso a Terno d’Isola da Moussa Sangare si è aperto con l’accoglimento della richiesta di una perizia psichiatrica per l’omicida confesso. Un fatto che sembra condurre il dibattimento nella deriva di un unico ragionamento, quello sulla capacità di intendere e volere del giovane al momento del delitto e di quella di stare in giudizio: il 15 marzo sarà nominato un perito che valuterà il giovane.
Completamente opposte le valutazioni di difesa e accusa. Per il difensore dell’omicida di Sharon, Moussa ha “atteggiamenti distaccati dalla realtà”, in aula ieri ha borbottato solo, a domanda dei giudici, “Sono innocente”. Non la pensa così il pm Emanuele Marchisio che aveva chiesto di rigettare l’istanza ricordando che Sangare è stato dimesso dal reparto protetti nel mese di settembre perché non vi erano elementi per trattenerlo ancora lì ma innanzitutto il suo comportamento dopo l’omicidio. Non si costituì, modificò la bici e si taglio i capelli per ostacolare la sua individuazione. Un atteggiamento che denota “una certa intelligenza” espressa dopo la brutale aggressione mortale. Il pm ha parlato in tribunale anche di “apatia morale” all’atto dell’omicidio. Il più grave reato da lui commesso prima dell’arresto nella scia di una vita negli ultimi anni segnata da aggressività e violenza: anche sua madre e sua sorella lo avevano denunciato per tre volte.
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