Esteri

Trump “crede” a Putin e la Cina profetizza tempi lunghi per la pace

di Giovanni Vasso -


Trump vuol credere a Putin mentre la Cina si impegna a sostenere il programma di pace in Ucraina nella consapevolezza che si tratterà di un processo lungo. Il presidente Usa, in una conferenza stampa alla Casa Bianca, ha ribadito la volontà di far cessare gli scontri e il conflitto alle porte dell’Europa e, dopo il bastone, usa la carota con il Cremlino: “Voglio che faccia un accordo per impedire che i soldati russi e ucraini e altre persone vengano uccisi. Voglio assicurarmi che mantenga la sua promessa, e credo che lo farà. Non voglio imporre tariffe secondarie sul suo petrolio, ma penso che sia qualcosa che farei se sapessi che non sta facendo il suo dovere”. Da Washington, quindi, un atto di apertura a Mosca. Dopo che, dalla Russia, era arrivato un segnale in senso simile da parte del portavoce di Putin, Peskov. Che aveva spiegato come il presidente russo fosse rimasto “del tutto aperto a contatti con Donald Trump” e disponibile “se necessario”, a partecipare a “un loro colloquio” che nell’eventualità verrebbe “organizzato velocemente”. Inoltre lo stesso Peskov ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche affermando che le dichiarazioni attribuite a Trump siano state “travisate” e che lo stesso presidente Usa non si sarebbe detto davvero “molto arrabbiato” per l’andamento dei negoziati.

Sulla vicenda ucraina, intanto, arriva anche l’impegno della Cina. Il ministro degli esteri Wang Yi ha definito l’attuale tavolo delle trattative “un passo, anche se non così grande ma costruttivo, verso la pace”. Per l’esponente cinese non si può risolvere la questione senza analizzare la situazione e rendersi conto del fatto che non sarà facile portare la pace, almeno non in tempi brevissimi: “Dovremmo anche notare che le cause profonde della crisi sono estremamente complicate e che le parti sono ancora in disaccordo significativo su molteplici questioni chiave, quindi il percorso verso il ripristino della pace è lontano”. Insomma, la vicenda ucraina si conferma una questione a tre: Trump, Putin e la Cina. L’Europa, ancora una volta, non sembra al centro della questione.


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