Terre rare, la lentezza dell’Europa e l’affanno dell’Italia
Gli ambientalisti già storcono il muso e lamentano scarsa trasparenza – lo avevano fatto anche nell’ottobre scorso protestando per l’appoggio della Banca europea degli investimenti al piano estrattivo europeo – ma sulle terre rare l’Europa sembra voler (sempre lentamente) fare sul serio, per provare a liberare il Vecchio Continente dalla morsa statunitense e cinese che determina la gran parte delle forniture di materiali indispensabili all’industria.
Recente, la presentazione di 47 progetti considerati in Ue “strategici” nell’attuazione del Critical Raw Material Act approvato nel maggio dell’anno scorso e che punta ad assicurare che l’estrazione, la lavorazione e il riciclaggio europei di materie prime strategiche soddisfino rispettivamente il 10%, il 40% e il 25% della domanda dell’Ue entro il 2030.
Quattro di questi sono italiani, ma tutti incentrati sul riciclo. Registrano la soddisfazione del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e di quello dell’Industria Adolfo Urso che collega la notizia alla “leadership” nell’economia circolare auspicando che possano servire a ridurre la dipendenza dai “Paesi terzi”. Soddisfatto e riflessivo, sul tema, anche un sindacato – la Uil – con la segretaria confederale Vera Buonomo.
I quattro progetti (Alpha Project di Solvay Chimica Italia a Rosignano per il platino, Life22-Env-It-Inspiree di Itelyum a Ceccano per i magneti, Recover-It di Circular Materials in Veneto per rame, nichel e metalli del platino, Portovesme Hub della omonima società in Sardegna per litio e manganese) potranno beneficiare del supporto Ue per l’accesso ai finanziamenti e di disposizioni semplificate in materia di autorizzazioni pur salvaguardando – promette l’Europa – “gli standard ambientali”.
In Italia, l’anno scorso il via libera dal Senato a un decreto per spingere con le estrazioni, un’attività al momento quasi inesistente. L’Ispra ha avuto l’incarico di mappare e monitorare le miniere e ne ha rilevate un’ottantina, nel nostro Paese ci sono 17 materie rare ma ne estraiamo solo due. Una delle criticità, i paletti posti dalle regioni a statuto speciale: proprio la Sardegna ove è ubicato l’hub di Portovesme, rivendica la competenza esclusiva in materia di cave e miniere e la governatrice Alessandra Todde ha chiesto a Urso un ruolo centrale per la Regione nelle procedure autorizzative.
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