PRIMA PAGINA – Task force a Palazzo Chigi dopo i dazi di Trump
Appuntamenti in agenda annullati e task force riunita a Palazzo Chigi. Dopo i dazi imposti da Donald Trump sulle importazioni europee, Giorgia Meloni ha convocato una riunione con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani – collegato da Bruxelles dove si trovava per un incontro con il commissario Ue al Commercio Maroš Šefčovič, al quale ha consegnato una lista dei prodotti italiani da tutelare – e i ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti, delle Imprese Adolfo Urso, degli Affari europei Tommaso Foti, dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Sul tavolo del vertice le possibili strategie da mettere in campo per contenere le ricadute sull’economia e sulle eccellenze del Made in Italy da associare a quella che sarà la reazione dell’Ue, da cui è già trapelata l’intenzione di introdurre dei “controdazi” in due step, il 15 aprile e il 15 maggio. Le stesse fonti fanno però anche sapere che la risposta europea rifletterà gli impulsi che giungeranno dai singoli stati membri dell’Unione. Per quanto riguarda l’Italia le parole d’ordine sono rapidità nella risposta, sangue freddo e apertura dell’export a nuovi mercati, nella convinzione vada scongiurata a tutti i costi una guerra commerciale con gli Stati Uniti, una sorta di ritorsione che non conviene a nessuno e, anzi, aprirebbe a scenari addirittura peggiori di quelli che già vanno configurandosi. Dopo il vertice a Palazzo Chigi, a rendere nota la linea del governo è il ministro Urso che, intervenendo al question time in Senato, ha annunciato una serie di richieste a Bruxelles, tra le quali la sospensione delle regole del Green Deal che “hanno portato al collasso il settore delle auto”, il rapido avvio di un processo di semplificazione che faciliti la vita alle imprese e l’aumento della platea dei paesi con i quali sono in essere accordi di libero scambio.
Una linea che non convince l’opposizione, dal cui fronte non si perde occasione per polemizzare con il governo. Il leader del Movimento 5 Stelle rimprovera a Giorgia Meloni di aver gettato nel cestino la ‘Via della Seta’, il vecchio accordo commerciale con la Cina siglato quando era a Palazzo Chigi che oggi sarebbe risultato utile per “affrontare questo momento di crisi”. La segretaria del Pd, Elly Schlein, accusa invece la presidente del Consiglio di immobilismo, mentre “si sapeva da mesi che questo giorno sarebbe arrivato”. “Adesso basta il governo deve svegliarsi e scegliere di stare dalla parte dell’Europa”, aggiunge ricalcando il refrain di diversi esponenti dem secondo i quali bisognerebbe scegliere tra l’Ue e gli Usa. Una posizione alla quale replica senza mezzi termini la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli che fa presente come “in un momento del genere la politica dovrebbe essere unita. È paradossale che, invece di ricercare coesione, all’opposizione ci sia chi, come il Pd, pensa a dividere il Paese. Questo atteggiamento fa male all’Italia e chi lo perpetra si dovrebbe vergognare, anche perché insistere nel chiedere al governo di scegliere da che parte stare, se con l’Europa o con gli Stati Uniti è pura follia”. “L’Italia – ci dice la vicepresidente del Senato – è parte integrante e fondamentale dell’Unione europea, ma di certo non per questo si può pensare di rompere i rapporti con gli Usa che sono un partner strategico. È possibile immaginare di rompere l’Alleanza atlantica compromettendo gli equilibri geopolitici?”, domanda sarcasticamente l’esponete azzurra, “ovviamente no e chi prova a strattonare il governo su questo è semplicemente irresponsabile e non capisce o, peggio ancora, finge di non capire, che la priorità in questo momento è quella di salvaguardare le imprese italiane, cosa sulla quale sono concentrati già da tempo sia Giorgia Meloni che Antonio Tajani”.
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