Sui giudici Meloni avanzi un passo: è la democrazia
Quando si assumono delle responsabilità di governo, bisognerebbe assumersi anche la responsabilità istituzionale del proprio ruolo. L’Italia è il paese della campagna elettorale permanente, d’accordo, ma proprio nell’interesse di sé stessi e del proprio partito, anche a questa sempiterna campagna elettorale va anteposto -sempre e comunque- l’interesse della nazione. La condanna all’onorevole Delmastro purtroppo, rivela altro. Delmastro è un avvocato, oltre che un politico, e avrebbe dovuto sapere benissimo che stava infrangendo la legge. Lui sostiene di non averlo fatto, e i prossimi gradi di giudizio ci diranno se la sua responsabilità penale sarà confermata o meno. Ciò che invece non è confutabile è la responsabilità POLITICA di Delmastro. E non la responsabilità politica che aveva mentre divulgava -così dice la sentenza- notizie che il segreto d’ufficio gli imponeva di non divulgare. No, quella responsabilità la accerteranno i giudici, e crediamo che nel merito di processi come questo dovrebbe prender parola solo chi ha letto tutte le carte e conosce il Diritto Penale. La responsabilità politica che invece Delmastro ha indubbiamente, è quella del rispetto della democrazia costituzionale, e dunque dei poteri dello Stato. Un deputato e sottosegretario che a commento di una sentenza emessa da un organo dello Stato -in pieno rispetto della nostra democrazia- si dice vittima di una sentenza politica, e addirittura parla di giudici “come gli ayatollah” e riutilizza l’ infelice paragone col cancro (“correnti cancerogene in magistratura”), è un uomo delle istituzioni che non rispetta le istituzioni, la democrazia, lo Stato cui ha giurato fedeltà e comportamento onorevole. Delmastro non è certo il primo né sarà l’ultimo, ma questi attacchi di un potere dello Stato contro un altro potere dello Stato rappresentano una degenerazione intollerabile, un corto circuito di una gravità talmente elevata da mettere a rischio la stessa democrazia italiana. Sarebbe stato bello se la Presidente Meloni avesse semplicemente detto: “credo nell’innocenza di Delmastro e attendo l’appello”, ammonendo i suoi di sostenere certo il collega di partito, ma di non cannoneggiare la democrazia repubblicana. Invece Meloni, Tajani e quasi tutta la destra all’unisono han scelto la via più semplice e più sbagliata: dire che in Italia non esiste la democrazia. Perché il punto è quello: affermare che ogni condanna (o ogni semplice inchiesta) ai danni di un politico sia una scelta partigiana di giudici infedeli, implica sostenere che in Italia non esiste la democrazia. Sarebbe, per esser chiari, come se dopo un’elezione democratica vinta da una coalizione, l’altra non accettasse il risultato e rivendicasse il diritto a governare. No, dunque: la democrazia in Italia è preziosa, è preziosa la triplice divisione dei poteri e il rispetto di ogni istituzione. Meloni ha stravinto le elezioni e governa legittimamente, come legittimamente la magistratura istruisce processi e giudica. Di fronte ad un’opposizione così divisa, rissosa, scomposta e a tratti comica, Meloni dovrebbe fare politicamente un nuovo salto di qualità, accettare con spirito repubblicano i limiti costituzionali del potere esecutivo, e imporre ai suoi una condotta impeccabile dal punto di vista istituzionale. Ne guadagnerebbe lei, il suo partito ed il paese intero. E Delmastro, lo stesso che si vantava di non aver in lista “nemmeno i condannati in primo grado”, potrebbe girare a testa alta. Abbassarla per dare cornate, come sta facendo, non lo aiuterà.
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