Giustizia

Respinta la mozione di sfiducia contro Nordio

di Giuseppe Ariola -


Nessun problema in Aula alla Camera per il ministro della Giustizia Carlo Nordio che ieri ha superato il test della mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni. Non che il Guardasigilli o il governo avessero nulla da temere dall’iniziativa del centrosinistra che, come era scontato, è stata respinta dal voto compatto della maggioranza, ma il dibattito nell’emiciclo di Montecitorio, a tratti acceso, ha toccato diverse questioni centrali nel dibattito politico. E c’è da scommettere che alcuni dei temi affrontati in Aula, a partire dalla riforma della giustizia, ma anche diversi altri, sono stati oggetto del confronto che, dopo il voto sulla mozione di sfiducia, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi hanno avuto per circa mezz’ora nel cortile di Palazzo Montecitorio. A quanto si apprende, al centro dell’incontro ci sarebbe stata la necessità di tirare le somme in una coalizione il cui perimetro è tutt’altro che definito. In particolare, per quanto riguarda da un lato i continui distinguo del Movimento 5 Stelle, ultimamente culminati con la scelta di una propria e autonoma manifestazione di piazza differente da quelle a cui hanno preso parte gli altri partiti di sinistra nei giorni scorsi, e dall’altro il posizionamento, considerato ambiguo di Carlo Calenda. Azione è infatti l’unico partito di opposizione che, ad oggi, ha invitato Giorgia Meloni al proprio congresso, che si svolgerà sabato. Ma è anche il solo a non aver votato a favore della sfiducia nei confronti del ministro Nordio, optando per l’astensione. Anche l’altro movimento ex terzopolista, Italia Viva di Matteo Renzi, si è unito al voto contro il Guardasigilli, accusandolo di aver mentito al Parlamento, pur figurando tra i partiti di opposizione aperturisti sulla riforma della giustizia che porta proprio la prima firma di Nordio. Un provvedimento al quale il titolare del dicastero di via Arenula, nel corso dell’intervento alla Camera, ha attribuito la reale responsabilità degli attacchi dell’opposizione che ricordano un clima da “Inquisizione”. Poi il ministro della giustizia ci va giù ancora più duro confessando “il sospetto che tutti questi attacchi siano programmati e duraturi per evitare quella che secondo noi è la madre di tutte le riforme, la separazione delle carriere e l’introduzione del sorteggio nel Csm”. Probabilmente a ragion veduta, dal momento che la questione è tirata in ballo anche dalla segretaria del Pd nel corso del proprio intervento, durante il quale ha sostenuto, rivolgendosi al ministro destinatario della mozione di sfiducia, che “la sua separazione delle carriere non fa altro che svelare il vostro desiderio di assoggettare la magistratura al potere politico”. Ma sul punto Nordio era già stato estremamente chiaro nel ribadire che “quali che siano gli attacchi, giudiziari, di stampa, politici, parlamentari, noi non vacilleremo e non esiteremo: la riforma andrà avanti e più saranno impropri, violenti, sciatti gli attacchi più noi saremo forti e determinati. Quindi se voi farete del vostro peggio, noi faremo del nostro meglio”. Ed effettivamente la riforma avanza, perché quasi in concomitanza con la discussione della sfiducia a Nordio la commissione Giustizia del Senato ha espresso parere favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati. Il tutto a ridosso della visita dell’Anm al Quirinale nel corso della quale il sindacato delle toghe ha espresso al Presidente della Repubblica “preoccupazione per i frequenti attacchi rivolti alla magistratura negli ultimi mesi”, oltre ovviamente a “evidenziare quelle che a nostro avviso sono le criticità che porterebbe l’adozione di determinati interventi di rango costituzionale sulla tutela dei diritti dei cittadini, ribadendo le ragioni tecniche della non condivisione delle modifiche che la riforma vorrebbe apportare”.


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