Quaresima come tempo di guarigione, nel solco di Wojtyla
“Carissimi, viviamo questa Quaresima, tanto più nel Giubileo, come tempo di guarigione. Anch’io la sto sperimentando così, nell’animo e nel corpo”. Con queste parole si è espresso Papa Francesco nel primo Angelus domenicale, dopo il suo ritorno a Casa Santa Marta a seguito della degenza presso l’ospedale Gemelli di Roma causato dalla polmonite bilaterale. La preghiera del pontefice, anche questa volta diffusa ma non letta da egli stesso, abbraccia idealmente molti paesi dalla situazione tormentata. “Continuiamo a pregare per la pace: nella martoriata Ucraina, in Palestina, Israele, Libano, Repubblica Democratica del Congo e Myanmar, che soffre tanto anche per il terremoto”. “Seguo con preoccupazione la situazione in Sud Sudan. Rinnovo il mio appello accorato a tutti i leader, perché pongano il massimo impegno per abbassare la tensione nel Paese. Occorre mettere da parte le divergenze e, con coraggio e responsabilità, sedersi attorno a un tavolo e avviare un dialogo costruttivo. Solo così sarà possibile alleviare le sofferenze dell’amata popolazione sud-sudanese e costruire un futuro di pace e stabilità”. “E in Sudan – prosegue il Papa nel testo diffuso per l’Angelus – la guerra continua a mietere vittime innocenti. Esorto le parti in conflitto a mettere al primo posto la salvaguardia della vita dei loro fratelli civili; e auspico che siano avviati al più presto nuovi negoziati, capaci di assicurare una soluzione duratura alla crisi. La Comunità internazionale aumenti gli sforzi per far fronte alla spaventosa catastrofe umanitaria”. Il Papa però non perde la speranza: “Grazie a Dio ci sono anche fatti positivi: cito ad esempio la ratifica dell’Accordo sulla delimitazione del confine tra il Tajikistan e il Kyrgyzstan, che rappresenta un ottimo risultato diplomatico. Incoraggio entrambi i Paesi a proseguire su questa strada”. Il Papa trascorre le sue giornate al secondo piano della predetta struttura, tra terapie, preghiere, riposo e attività lavorativa, non riceve visite ed è circondato dalla equipe medica e sanitaria che lo assiste 24 ore su 24. Si registrano lievi miglioramenti nell’uso della parola; il quadro clinico generale sembrerebbe assestarsi in una condizione di stabilità, il tutto certificato dalle recenti analisi del sangue le quali hanno sancito, per il Pontefice, valori assolutamente nella norma. Sospiro di sollievo, pertanto, per i numerosi fedeli e pellegrini che si apprestano a vivere i riti della settimana santa.
Dal canto suo Papa Francesco, seppur in maniera discreta, continua a lavorare per la Chiesa universale. La riprova di questo stato di cose è rappresentata dalla recente nomina di tre nuovi santi che sono: Pietro To Rot, Beato della Papua Nuova Guinea, l’arcivescovo armeno Ignazio Choukrallah Maloyan e Maria del Monte Carmelo, fondatrice delle Suore Ancelle di Gesù e prima santa del Venezuela. Saranno inseriti nel futuro Concistoro che riguarderà le prossime Canonizzazioni. Il Pontefice ha anche autorizzato la promulgazione dei decreti che riguardano il miracolo attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Carmelo De Palma, Sacerdote diocesano nato il 27 gennaio 1876 a Bari e morto il 24 agosto 1961, che diventerà quindi Beato; e le virtù eroiche del Servo di Dio Giuseppe Antonio Maria Ibiapina, Sacerdote diocesano, nato il 5 agosto 1806 a Sobral, in Brasile, e morto il 18 febbraio 1883 ad Arara.
Come possiamo non ricordare, a venti anni esatti dalla sua scomparsa, l’opera ed il Magistero di San Giovanni Paolo II? Anche Wojtyla fece dello stoicismo e del totale affidamento a Cristo ed alla sua croce l’estremo atto di amore e di fede nella divina provvidenza. In questo possiamo scorgere delle similitudini con Bergoglio il quale, nonostante la malattia, continua a guidare il popolo di Dio nella totale affiliazione alla parola e sull’esempio del Padre celeste. Sembrerebbe quasi che, dall’alto dei cieli, Wojtyla protegga e benedica l’opera ed il cammino di Papa Francesco nel momento della prova che accomuna tutti gli esseri viventi, nessuno escluso, perché siamo, “Fratelli tutti”.
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