Esteri

L’Ue vuole ancora la guerra. Gli Usa insistono per la pace eliminando gli ostacoli

di Ernesto Ferrante -


L’Ue ha voluto celebrare il terzo anniversario dell’operazione militare speciale russa in Ucraina con un inno al bellicismo. “Una pace giusta e duratura si ottiene solo con la forza. Il cuore del nostro lavoro nelle prossime settimane deve essere accelerare l’invio di munizioni e armi all’Ucraina”. Le parole da Kiev della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, confermano l’intenzione di puntare sul prolungamento a oltranza delle ostilità, ignorando la strada della diplomazia, con il rischio altissimo di vedere l’Unione europea non solo tagliata fuori dalle trattative condotte da altri, ma anche penalizzata da eventuali condizioni stabilite su cui non potrà mettere bocca.

L’Alta Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, in conferenza stampa al termine del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles, ha annunciato che è stato adottato il sedicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e si lavora già al diciassettesimo.

Nel Consiglio si è registrato “ampio sostegno” ad una nuova iniziativa Ue volta ad aiutare militarmente l’Ucraina, i cui “dettagli, e soprattutto i numeri, verranno decisi e discussi nel vertice europeo straordinario del 6 marzo”, ha assicurato Kallas. La formula “ampio sostegno”, per chi conosce lo slang comunitario, significa che manca un accordo unanime tra i suoi membri. I “falchi” baltici spingono per la guerra contro Mosca.

“Collettivamente troviamo un po’ strano che otto piccoli Paesi del nord Europa insieme forniscano il secondo maggiore contributo di aiuti militari all’Ucraina”, dopo gli Stati Uniti. “Questo significa che si può fare molto di più” a livello di sostegno europeo. Questo il messaggio congiunto lanciato dai ministri degli Esteri di Danimarca, Estonia, Lituania, Svezia e Lettonia (più Finlandia per procura).

“Rafforzare rapidamente” le capacità dell’Ucraina, sostengono i ministri nordico-baltici, la metterebbe in una posizione di forza al tavolo dei negoziati quando verrà il momento, per essere anche in grado di dire di “no”.

Il governo britannico ha reso noto il via libera a più di cento nuove sanzioni contro “la macchina militare russa e gli enti di paesi terzi che la sostengono”. Pronto anche un pacchetto di forniture militari. Il ministro degli Esteri britannico David Lammy, in un comunicato, l’ha definita la “decisione più importante in quasi tre anni”.

Il Cremlino non ha preso le mosse dell’Europa. “Gli europei continuano sulla strada delle sanzioni, sulla strada della convinzione della necessità di continuare la guerra”, ha detto ai giornalisti il portavoce Dmitry Peskov. “Questa convinzione degli europei, ha proseguito, è completamente in contrasto con la mentalità di trovare una soluzione sull’Ucraina, come stiamo facendo ora con gli americani”.

La Federazione Russa è pronta a negoziare sull’Ucraina, ma interromperà le azioni militari solo se l’esito soddisferà la parte russa. Lo ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov al termine del faccia faccia con il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan.

Per Fidan è indispensabile la presenza degli ucraini al tavolo della pace: “Attribuiamo grande importanza alla nuova iniziativa statunitense come approccio orientato ai risultati. Crediamo che si possa raggiungere una soluzione attraverso negoziati a cui partecipano entrambe le parti”.

Una rappresentanza “equa” è stata chiesta anche dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. “La strada verso una pace giusta e duratura può essere aperta solo in un quadro in cui entrambe le parti in conflitto siano rappresentate equamente”, ha sottolineato in un discorso trasmesso al vertice internazionale nella capitale ucraina.

“Questo deve essere l’anno per l’inizio di una pace vera e duratura”, ha dichiarato Volodymyr Zelensky. “Putin non ci darà la pace in cambio di qualcosa, dobbiamo vincere la pace con la forza, la saggezza e l’unità”, ha aggiunto il presidente ucraino, parlando al summit con i leader occidentali.

Intesa più vicina sui minerali essenziali. “I team ucraino e americano sono nelle fasi finali dei negoziati per l’accordo sulle terre rare. I negoziati sono stati molto costruttivi, con quasi tutti i dettagli chiave finalizzati”, ha fatto sapere la vicepremier Olga Stefanichyna, in un post su X.

Vladimir Putin ha aggiornato telefonicamente Xi Jinping sui contatti che la Russia ha avuto la settimana scorsa con gli Stati Uniti in occasione della riunione di Riad. Il portavoce presidenziale Peskov ha raccontato che Putin “ha informato il presidente cinese dei recenti contatti tra Russia e Stati Uniti e la parte cinese ha espresso sostegno per l’avvio del dialogo tra Russia e Stati Uniti come la disponibilità ad aiutare nella ricerca di una soluzione politica del conflitto ucraino”.

La Cina “plaude gli sforzi positivi dispiegati dalla Russia e dalle altre parti coinvolte al fine di risolvere la crisi ucraina”. Le relazioni bilaterali tra le due potenze alleate “proseguiranno senza problemi, malgrado i cambiamenti nella situazione internazionale”, ha garantito Xi Jinping a Putin nella telefonata.

Gli Stati Uniti sono pronti a porre il veto in Consiglio di Sicurezza a qualsiasi emendamento, anche da parte degli europei, alla risoluzione proposta al Consiglio di Sicurezza che sollecita una “rapida fine” della guerra in Ucraina senza però menzionare l’integrità territoriale.

L’adesione dell’Ucraina alla Nato “non è sul tavolo”, avrebbe ribadito Michael Waltz, il consigliere alla sicurezza nazionale di Donald Trump, stando a quanto riporta Bloomberg.


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