Lo psicologo Lino Cavedon: “Care ragazze, segnalate chi vi molesta: non fate da sole”
“Sara purtroppo non si è protetta chiedendo aiuto. Intendiamoci, lungi da me colpevolizzarla, anzi la sento molto vicina perché anch’io ho una figlia studentessa di medicina, ma quello che ripeto sempre negli incontri con le scuole parlando soprattutto alle studentesse, alle famiglie e in altri contesti in cui mi confronto con i giovani, è che non va mai sottovalutato alcun segnale. Spesso, purtroppo, il fai da te non funziona con soggetti potenzialmente problematici, che magari sono pre psichiatrici e che di fronte all’ennesimo rifiuto hanno reazioni inconsulte. Addirittura omicidiarie. Mi rendo conto che quando nella tua mente non c’è l’ipotesi che una persona possa arrivare ad un comportamento così estremo, non ti organizzi per evitare che questo evento succeda. Quindi se tu non immagini che una persona possa arrivare a tanto, a tal punto che non ne parli nemmeno con il tuo ragazzo magari per evitare fraintendimenti, o con i genitori, ma solo con le amiche, le quali però non sempre sono la sponda psicologica più idonea, si può andare incontro alla tragedia, al femminicidio”. Quando Lino Cavedon, psicologo e psicoterapeuta veneto di vaglia, già dirigente sanitario, docente in vari master, parla della morte di Sara Campanella per mano del 27enne Stefano Argentino che l’ha sgozzata, è visibilmente turbato. Condivide appieno le considerazioni del Procuratore capo di Messina, Antonio D’Amato, quando osserva che “la risposta penale da sola non basta”. “Oggi lo Stato con il codice rosso mette a disposizione delle vittime di stalking numerosi strumenti, pensiamo alla segnalazione generica alla polizia o ai carabinieri che si trasforma nella possibilità dell’avviso orale che nella quasi totalità dei casi è sufficiente per inibire recidive. Nei miei incontri – prosegue Cavedon – ne parlo spesso degli strumenti per fermare i comportamenti ossessivi. Del resto, i social, più banalmente whatsapp, facilitano gli incontri e anche le possibilità di molestare. Per questo motivo alle ragazze ripeto che non devono sottovalutare segnali in apparenza non così gravi, ma che a loro, che non sono esperte della vita, non consentono di mettere in preventivo un salto di qualità da parte di un individuo di cui si ha una conoscenza epidermica, e che da molesto si trasforma in molto di più. A volte avere ansia è un bene, perché essa stimola in qualche modo a parlarne con qualcuno, non solo con le amiche. Mi colpisce che Sara lo chiamasse il malato, perché questo avrebbe dovuto indurla a chiedere aiuto, no? Se lo consideri malato vuol dire che in qualche modo lo collochi al di fuori della norma a livello comportamentale e per questo sarebbe stato necessario segnalarlo a qualcuno. A volte è sufficiente parlarne a un genitore perché quest’ultimo organizzi una strategia di aiuto che diventa risolutiva. Perché invece le giovani non lo fanno? Per non preoccupare i genitori, mentre quest’ultimi potrebbero convincerle a rivolgersi alle forze dell’ordine per mettere fine a un comportamento che fino a quando non arriva al gesto estremo, per quanto invasivo si manifesti, non è mai percepito come pericoloso”. Tanto più come nel caso di Sara che pochi istanti prima di essere ammazzata ha inviato alle amiche il messaggino “il malato mi segue”. “Consiglio sempre alle ragazze – precisa Cavedon – di telefonare a qualcuno quando escono da sole di sera oppure se di giorno hanno la percezione di potere essere insidiate, perché se il molestatore le vede parlare difficilmente si avvicina. Nel caso di Sara il fatto che lo chiamasse «il malato» vuol dire che aveva ben chiaro che ci fosse qualcosa di anomalo nel suo comportamento, purtroppo non l’ha trasformato in qualcosa di preoccupante ritenendo comunque di poterlo gestire, perché da ragazza in gamba qual era pensava di avere risorse sufficienti per farlo. Purtroppo non è sempre così. Care ragazze, non abbiate timore a segnalare subito alle forze dell’ordine chi di fronte a un vostro rifiuto oppone un comportamento molesto, ne va del vostro bene. Vanno attivate tutte le giuste precauzioni”.
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