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LIBERALMENTE CORRETTO – Il pietismo burocratico in salsa marxista della scuola italiana

di Michele Gelardi -


LIBERALMENTE CORRETTO – Il pietismo burocratico in salsa marxista della scuola italiana

La scuola italiana è gravemente ammalata di pietismo burocratico, che trova alimento e giustificazione ideale nell’alveo della cultura marxista. Il nobile sentimento della pietas romano-cristiana si corrompe e perverte, quando incontra le procedure, i protocolli e i programmi del castello burocratico di Kafka, risolvendosi e alienandosi in egualitarismo deresponsabilizzante. La virtù morale della persona ne inclina i comportamenti relazionali, in direzione della benevola e simpatetica comprensione dei problemi del prossimo. Ne deriva un bene evidente per la collettività, percorsa da minori conflitti sociali. Ben diversamente, quando l’apparato pubblico intende mutuare i pregi e le virtù della persona, gli effetti sociali sono nefasti. La scuola è l’esempio paradigmatico di quanto sia controproducente la perversione dell’etica individuale in Etica di Stato. Basta dare uno sguardo, anche fugace, alle nostre classi, per osservare che tutti gli alunni sono diventati “discalculici, disgrafici, dislessici, asperger, autistici”. Il filosofo Umberto Galimberti, innanzi alla scuola divenuta una clinica psichiatrica, emette il suo grido di dolore, chiedendosi infine “ma chi l’ha detto?”. Ma non sarà che i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e i Bisogni Educativi Speciali (i famigerati BES) dispensano l’alunno dalla fatica dello studio, garantendogli comunque la promozione? E i genitori possono ravvisare in codesti DSA e BES il pretesto giustificativo dello scarso rendimento del figlio e magari assolvere sé stessi da eventuali demeriti educativi? Ma non sarà che i tanti esperti del Ministero Kafkiano devono pur fare qualcosa e, gravati della pietosa incombenza di sostenere i “deboli”, si ingegnano a scovare tutte le infinite tipologie di DSA e BES, relegando il “normale” nella categoria residuale dei non-DSA non-BES? E magari il docente, oberato del dovere di differenziare l’insegnamento in relazione alle plurime categorie dei “deboli” bisognosi di sostegno, sarà inondato da moduli e scartoffie da compilare e dovrà sottrarre energie alla sua originaria funzione didattica, in realtà divenuta residuale. Insomma, la virtù morale della pietas, pervertita in modello organizzativo dell’apparato pubblico, produce il risultato di istituzionalizzare il soggetto “debole” in discente-tipo da avvolgere in un manto protettivo, cosicché la scuola è divenuta una “clinica”. Non è difficile individuare la radice ideologica del pietismo di Stato nell’egualitarismo di stampo marxista. La pietas romano-cristiana suppone solo l’egualitaria condizione dell’uomo di fronte al diritto e alla legge e l’uguale dignità della persona umana, originaria e non concessa dallo Stato, ma non mette in crisi il principio di responsabilità personale, coniugato con la diversità delle inclinazioni e dei talenti di ciascuno, alla base del merito individuale nell’apprendimento e in ogni altro campo della vita associata. Al contrario l’egualitarismo marxista, il più radicale e utopico tra tutti, postula una società di uguali, per coercizione politica, cosicché perverte necessariamente la pietas/virtù in pietismo burocratico. L’uomo-fanciullo, “disagiato” e “bisognoso”, alla mercé delle amorevoli cure dell’educatore di Stato, è la prefigurazione vivente dell’uomo-adulto, accolto nel gregge degli uguali per concessione politica. La battaglia sessantottina del “sei politico” è particolarmente emblematica in tal senso, giacché ha reso esplicita la finalità di livellamento e “pianificazione”. Ma se qualcuno continuasse a dubitare dell’ascendenza ideale del pietismo burocratico, gli consiglieremmo la lettura del recente libro “A scuola di declino” di Atzeni-Bassani-Lottieri. Gli autori documentano un quadro allarmante: la manualistica scolastica inocula nei giovani la mentalità contraria alle più elementari libertà economiche, in nome della dottrina “scientifica” di Marx. Peccato che tutte le sue previsioni “scientifiche” sono state smentite dai fatti. Ma la scuola italiana, egualitaristica e pietistica, non se n’è accorta.


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