Attualità

L’estate d’inferno dei treni

di Angelo Vitale -


Un caos che non sembra avere fine: treni fermi, treni deragliati, treni in ritardo, treni locali e regionali che arrivano in soccorso di quelli dell’alta velocità che sempre più si trasformano da bolidi a giganti immobili nei luoghi più disparati del Paese, prigioni bollenti per viaggiatori esasperati. Un caos che finisce nelle interrogazioni della politica che chissà quando verranno trattate e discusse in Parlamento o nei fascicoli aperti dalle Procure della Repubblica per processi che chissà se verranno mai istruiti e troveranno un’aula di giustizia ove affermare i diritti dei viaggiatori.

Mentre si moltiplicano gli annunci pubblicitari degli studi legali che assicurano – almeno loro – un rimborso per viaggi di lavoro, piacere o vacanza interrotti o ritardati, diventa prepotente la necessità di aprire un dibattito serio sull’alta velocità nel nostro Paese. non veicolato solo dalla polemica politica o dalle circostanze della cronaca che si trascinano sempre dietro una vagonata – è il caso di chiamarla così – di scuse e giustificazioni da parte dell’accusato di turno, sia un ministro o Ferrovie dello Stato. Alta velocità, finora una forte speranza che ha ingoiato miliardi di euro. Fondi pubblici che in molti pensavano potessero affrancarci da uno Stivale storicamente diviso a metà ancor prima della sua programmazione, con il Sud a patire città del turismo lontane da stazioni e treni e un Nord che almeno provava a far meglio, in nome del tradizionale adagio che ne ha sempre raccontato una corsa più veloce del Mezzogiorno.

Speranze vane. Dopo la prima Direttissima tra Roma e Firenze terminata dopo 22 anni nel 1992, la rete ferroviaria ad alta velocità nazionale è arrivata a 1097 km e in soli sette anni, nel decennio scorso, i passeggeri dell’AV sono raddoppiati. Ma lo sconforto recente – pur in presenza di progetti, annunci e ulteriori fondi pubblici a disposizione – è massimo negli occhi di chi legge affianco ad ogni treno atteso o in partenza i ritardi ormai quotidiani, che arrivano a superare pure le due ore.

Cosa succede? Nelle note ufficiali di Rfi, i ricorrenti e ormai quotidiani ritardi scompaiono sopravanzati da annunci di potenziamento tecnologico, protocolli d’intesa, ripristini di infrastrutture, raddoppi di linee.

Ieri un’altra giornata d’inferno, anche i media faticano a trovare parole nuove per il caos di Ferrovie dello Stato che appare stabilizzato nelle sue punte più negative. Intorno alle 6 del mattino un guasto alla linea nell’Aretino ha causato il rallentamento di tutti i convogli in coda, con ritardi fino a 90 minuti per quelli diretti al Nord. Le parole d’ordine ufficiali successive sono state “progressivo miglioramento”, ma intanto il disagio di migliaia di passeggeri, anche turisti, si era già consumato.

Solo venerdì scorso un “guasto tecnico” a un convoglio nei pressi di Rovezzano – Firenze fin dalle prime ore della mattina aveva causato pesantissimi ritardi alla circolazione, superando perfino i 200 minuti. Il giorno successivo, ancora ritardi tra 30 e 120 minuti nel nodo ferroviario di Firenze solo a causa di due persone che camminavano sui binari, tra le stazioni di Campo di Marte e Rovezzano. Un episodio che aveva prodotto l’interruzione della circolazione di tutti i treni in movimento sull’asse Nord-Sud del Paese.

Poi ieri Trenitalia a consigliare ai viaggiatori di cancellare la meta Cilento dai loro programmi, provando ad offrire loro un rimborso: assai difficile raggiungerla. Fino a venerdì interrotta la tratta Tirrenica per il deragliamento di un convoglio merci avvenuto a Centola due settimane fa. Addio ai possibili flussi turistici via treno verso Palinuro, Camerota, Ascea, Pollica, Acciaroli e altre città dell’area. Il vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera Andrea Casu interroga il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e quello del Turismo, Daniela Santanchè. Solo dal 26 luglio Frecce, Intercity e treni regionali dovrebbero riprendere gradualmente a circolare sulla tratta Battipaglia-Sapri. Forse.


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