L’eccellenza del made in Italy nel Sannio “provenzale”
Al confine tra Molise e Puglia, incastonato nel cuore dell’Appennino del Sannio, si trova un piccolo angolo di Provenza appartenente alla comunità montana del Fortore, la cui posizione panoramica, a circa 700 metri sul livello del mare, consente di spingere lo sguardo a sud, fino ai Monti del Partenio, ad ovest fino al Taburno e a nord-ovest fino al massiccio del Matese: San Marco dei Cavoti. La fondazione di questo piccolo borgo collinare campano risalirebbe alla fine del XIV secolo, ovvero alla seconda epoca angioina, allorquando i coloni provenienti dalla cittadina altoprovenzale di Gap, giunti in Italia al seguito di Carlo d’Angiò nel Regno di Napoli, ripopolarono il paese disabitato dalla peste del 1348 e distrutto dal terremoto del 1349 attribuendogli, in onore del loro santo patrono, il nome di San Marco, cui si aggiunse l’appellativo dei Gavoti, da Gavots, abitanti di Gap, trasformatosi poi in ‘de’ Cavoti’. Tuttavia, sebbene l’essenza di lavanda non ne pervada stradine e campi, in questo periodo e, precisamente nei due weekend del 6-7-8 e 14-15 dicembre, ad inebriare e deliziare il palato dei turisti, provenienti persino dal Giappone e dall’Australia, sarà il profumo del cioccolato fondente che avvolge il rinomato croccantino sanmarchese. Proposta per la prima volta nel 2001 e giunta alla sua XXI edizione la Festa del Torrone e del Croccantino rappresenta una delle più importanti vetrine di promozione territoriale, non solo del Sannio, ma dell’intera Campania. A rendere famoso in tutto il mondo questo piccolo borgo di tremila anime fu il Cav. Innocenzo Borrillo che, nel 1891, rientrato da Napoli dove aveva fatto il garzone in alcune pasticcerie, decise di aprire una piccola bottega artigianale. Qui ebbe la felice intuizione di chiudere in un abbraccio glassato di zucchero e cacao un nucleo croccante di mandorle e nocciole, ovvero la prima ricetta del torrone Baci, poi brevettata nella seconda decade del Novecento e divenuta vessillo del made in Italy. Ma Borrillo è solo uno dei cittadini che hanno dato lustro a San Marco De’ Cavoti, tra gli alltri, infatti, merita menzione una leggenda dell’industria automobilistica come Lee Iacocca, l’emigrante americano che divenne il primo presidente della Ford, o come il cavalier Salvatore Ricci, colui che tutti in paese ricordano come il “maestro orologiaio”, un artigiano appassionato di congegni meccanici che collezionato e ridato vita ad innumerevoli meccanismi di orologi d’epoca, da torre, con un meticoloso lavoro di pulitura e riparazione.
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