Esteri

Le mani di Israele e Turchia sulla Siria in balia degli islamisti

di Ernesto Ferrante -


Come abbiamo anticipato ieri, Mohamed al-Bashir è stato nominato primo ministro ad interim del governo di transizione siriano fino al 1° marzo 2025. Al-Bashir era a capo del Governo di Salvezza di Idlib.

Al momento, risulta alquanto semplice fare anche un’altra previsione: sarà l’inesperto premier di una Siria in cui non si rispetteranno i termini della risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che garantisce l’unità, la sovranità e l’integrità territoriale del Paese e il rispetto di tutte le minoranze etniche e religiose.

Il comando dei ribelli siriani ha ordinato ai propri uomini di ritirarsi dalle città e ha disposto il dispiegamento di unità di polizia e di forze di sicurezza interne affiliate a Hayat Tahrir al-Sham (HTS).

Il Qatar è in contatto con gli islamisti radicali che hanno guidato l’offensiva contro Bashar al-Assad. “I qatarini hanno stabilito il primo canale di comunicazione con l’HTS. I contatti tra l’HTS e i diplomatici del Qatar dovrebbero continuare nelle prossime 24 ore con al-Bashir”, ha reso noto un funzionario a condizione di anonimato.

Gli aerei israeliani hanno bombardato almeno tre importanti basi aeree dell’esercito siriano che ospitavano decine di elicotteri e aerei nella più grande ondata di attacchi alle basi aeree da quando Bashar al Assad è stato rovesciato. In 48 ore si sono registrati circa 300 raid. I jet israeliani hanno colpito obiettivi in tutta la Siria a partire dal fine settimana, nel tentativo apparente di garantire che l’equipaggiamento militare siriano, compresi aerei da combattimento, missili e armi chimiche, non cadesse nelle mani della nuova classe dirigente siriana.

Le truppe di Tel Aviv sono avanzate anche via terra, occupando l’insediamento di Hineh, il villaggio di Baat e parte della città di Al-Kader, a 40 chilometri da Damasco. La televisione Mayadeen ha riferito di un ulteriore avvicinamento alla capitale, fino a 25 chilometri.

Il tenente colonnello Nadav Shoshani, portavoce dell’esercito israeliano, ha affermato che “le notizie diffuse dai media sulla presunta avanzata dei carri armati israeliani verso Damasco sono false”. Shoshani ha aggiunto che i soldati sono stanziati all’interno della zona cuscinetto per proteggere Israele.

Si sta muovendo anche la Turchia. Dopo pesanti combattimenti, i ribelli filo-turchi hanno conquistato la città di Manbij, nel nord del territorio siriano, sotto il controllo dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord Est (Aanes).

L’Esercito nazionale siriano (SNA), sostenuto da Ankara, ha preso il controllo centro urbano di circa 70 mila abitanti vicino al confine turco. Bombardata l’area attorno al ponte sul fiume Eufrate che consente di raggiungere la città curda di Kobani. I turchi considerano le milizie curde attive nel paese come una propaggine del Partito curdo dei lavoratori Curdi (PKK) e quindi un’organizzazione terroristica.

L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Geir Pedersen, ha chiesto ad Israele di cessare le incursioni aeree e la presenza militare sul suolo siriano, in quanto violazioni dell’accordo fra i due Paesi del 1974.

Il ministero degli Esteri turco ha condannato fermamente l’ingresso degli israeliani nella zona cuscinetto tra Israele e Siria e la sua penetrazione nelle aree interne. “Israele sta ancora una volta dimostrando la sua mentalità di occupazione”, si legge in un comunicato.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha fatto sapere che la Turchia non può permettere che la Siria venga nuovamente divisa. “D’ora in poi, non possiamo permettere che la Siria venga divisa di nuovo. Qualsiasi attacco alla libertà del popolo siriano, alla stabilità della nuova amministrazione siriana e all’integrità del suo territorio ci vedrà al fianco del popolo siriano”, ha assicurato il capo di Stato turco in un discorso televisivo. Quello che Erdogan non ha ancora rivelato, è che vuole fare della Siria una sorta di “protettorato turco”, come dimostrano le azioni sul campo dei combattenti ai suoi ordini.


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