L’ammiraglio Federico Gravina, eroe dalla parte sbagliata
Il nome di Federico Carlo Gravina Cruyllas, principe di Montevago, è spesso associato alla tragica e decisiva battaglia di Trafalgar (21 ottobre 1805), che segnò la sconfitta irreparabile della flotta franco-spagnola contro la Royal Navy britannica guidata dall’ammiraglio Horatio Nelson. Tuttavia, la storia di Gravina è molto più complessa e affascinante di quanto sembri. Siciliano di nascita, marinaio e comandante di straordinaria abilità, fu vittima delle circostanze e delle scelte strategiche imposte da Napoleone Bonaparte che, solo dopo la sua morte, ne riconobbe il valore e le capacità. Federico Gravina nacque a Palermo il 3 settembre 1755 in una famiglia aristocratica di origini normanne. Suo padre, il principe Giovanni Gravina Moncada e sua madre, Eleonora Napoli Monteaperto, gli garantirono un’educazione di alto livello, che lo avviò fin da giovane alla carriera militare nella Real Armada spagnola. La Spagna del XVIII secolo era ancora una delle grandi potenze marittime europee, sebbene il suo predominio fosse in declino di fronte all’espansione dell’impero britannico. Gravina si distinse rapidamente per il suo talento e la sua determinazione, guadagnandosi la stima dei superiori e dei suoi uomini. Nel 1805, Gravina si trovò a ricoprire un ruolo chiave nella grande strategia napoleonica per contrastare il dominio britannico sui mari. La Spagna, alleata della Francia, aveva messo a disposizione della flotta imperiale 15 velieri sotto il comando diretto di Gravina. Tuttavia, il comando supremo della flotta combinata franco-spagnola fu affidato all’ammiraglio francese Pierre-Charles Villeneuve, una scelta che si rivelò disastrosa. Villeneuve era un comandante esitante e poco incline all’iniziativa, come dimostrato nella battaglia di Capo Finisterre (1805), in cui non seppe sfruttare un’occasione per infliggere un colpo decisivo agli inglesi. Lo stesso Napoleone poi avrebbe riconosciuto il valore di Gravina rispetto al collega francese, dichiarando: “Gravina è tutto genio e determinazione in battaglia. Se Villeneuve avesse avuto quelle doti, la battaglia di Finisterre sarebbe stata una vittoria completa”. La battaglia di Trafalgar fu un vero disastro per la flotta franco-spagnola. La superiorità tattica degli inglesi e l’audacia di Nelson, che attaccò in maniera non convenzionale, si rivelarono decisive. Gravina, al comando del vascello Principe de Asturias, si trovò al centro dello scontro, affrontando un attacco devastante da parte di tre navi britanniche. Nonostante la disparità di forze e il caos della battaglia, il comandante siciliano si distinse per coraggio e abilità, cercando fino all’ultimo di salvare il maggior numero di uomini. Ferito gravemente al braccio sinistro, Gravina fu trasportato su un veliero francese e riuscì a raggiungere il porto di Cadice. Nonostante le cure, la sua ferita non guarì mai completamente e si aggravò nei mesi successivi. Il 9 marzo 1806, dopo una lunga agonia, Gravina morì a soli 50 anni, e fu promosso postumo al grado di Capitán General de la Armada. La figura di Federico Gravina è stata a lungo oscurata dalla sconfitta di Trafalgar e dal dominio della storiografia britannica, che ha celebrato la vittoria di Nelson. Tuttavia, anche gli avversari riconobbero il suo valore. La città di Palermo, sua città natale, gli ha dedicato una targa che ne celebra il coraggio e lo accomuna a Nelson, sottolineando però la differenza di destino: “Degno del suo nemico Orazio Nelson, ma non felice ugualmente di morir vincitore per la propria terra natale”. La storia di Gravina è quella di un comandante di grande talento e coraggio, costretto a seguire ordini che portarono la flotta alla rovina. Se avesse avuto il comando supremo, avrebbe potuto cambiare il corso della battaglia? Forse no, ma la sua condotta dimostrò che la flotta spagnola aveva uomini di valore e Napoleone comprese troppo tardi il valore di Gravina. Oggi, Gravina merita di essere ricordato non solo come un grande marinaio siciliano e spagnolo, ma come un uomo di eccezionale valore militare e umano, rispettato anche dai suoi avversari. La sua vita e la sua morte dimostrano che, a volte, il coraggio e il talento non bastano quando si combatte dalla parte sbagliata della storia.
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