La politica estera divide il governo e l’opposizione gode
Nessuna necessità di un chiarimento né di una verifica di maggioranza sulla politica estera. È questa la linea ufficiale del centrodestra all’indomani dell’ennesima tensione che si è creata all’interno della coalizione. Eppure, qualche problema oggettivamente c’è, sia nella forma che nella sostanza. Per l’ennesima volta da quando siede alla Farnesina, Antonio Tajani ha dovuto ribadire l’ovvio, così da porre un freno alle scomposte invasioni di campo del collega vicepremier Matteo Salvini, ovvero che la politica estera è una responsabilità esclusivamente sua e della presidente del Consiglio. Evidentemente non la pensano così gli alleati della Lega – e neanche parte di Fratelli d’Italia – che non vedono nulla di male nel colloquio telefonico tra Salvini e Vance e nell’invito rivolto a Tajani da parte del Carroccio ad avvalersi dei loro buoni uffici per l’interlocuzione con gli Usa. Una provocazione che ha mandato su tutte le furie il ministro degli Esteri e gli azzurri a lui più vicini la cui insofferenza per le bordate della Lega è sempre più evidente. La linea è però quella di gettare acqua sul fuoco, anche se non manca chi, con fare beffardo, fa notare che “visto lo stato in cui versa il trasporto ferroviario è più che altro al ministro dei Trasporti che serve una mano”. È quindi palese che i rapporti tra Lega e Forza Italia sono sempre più tesi, circostanza che diventa pane per i denti dell’opposizione alla quale non pare vero di evidenziare le divisioni del governo su temi tanto importanti come il sostegno all’Ucraina e la difesa comune europea, anche nel tentativo di mitigare e nascondere quelle al proprio interno. Di fatto, però, la maggioranza presta il fianco a queste critiche che sono oggettivamente tutt’altro che prive di fondamento. Anzi, sono date per conclamate all’interno della stessa coalizione di governo sull’assunto che essa è composta da forze con sensibilità differenti che necessitano di trovare una sintesi. Il che è un problema tanto maggiore, perché le divisioni in politica estera si riflettono sull’immagine che si dà del Paese all’esterno e di certo quella che giunge ai nostri partner internazionali non è proprio una fotografia di unità e, quindi, di affidabilità. Al contrario, è un’immagine che ci indebolisce, nonostante alla prova dei numeri in Parlamento il centrodestra riesca a ricompattarsi e a ritrovare la coesione. Poi però c’è puntualmente la corsa di un partito sull’altro con toni tutt’altro che da alleati.
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