“La mafia calabrese fa finanza a Bolzano con la cosca Arena”
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La ’ndrangheta fa finanza con un nuovo sistema di cessione di aziende fantasma per ripulire i soldi sporchi. Lo fa soprattutto al Nord lungo un asse tra Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige, che viaggia sull’Autobrennero da Verona a Bolzano. È la convinzione del Procuratore antimafia di Trento, Sandro Raimondi, che con i colleghi di Catanzaro e di Venezia ha coordinato una vasta indagine che ha visto l’emissione di 17 misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alla cosca Arena, che ha la sua storica roccaforte in provincia di Crotone a Isola Capo Rizzuto. Se fino a qualche anno fa la criminalità organizzata calabrese si concentrava sulle tradizionali attività illegali come le estorsioni e l’usura, adesso per i carabinieri del Ros si assiste a un salto di qualità interpretato anche dall’imprenditore calabrese Luigi Masciari, 44 anni, trapiantato da tempo in Alto Adige a Egna, che è stato arrestato all’inizio di questa settimana con la moglie e il fratello nell’ambito dell’operazione ribattezzata “Folgore-Blizzard”. Le province coinvolte sono quelle di Crotone, Bolzano, Verona, Milano, Napoli, Perugia e Caltanissetta, dove sono stati eseguiti sequestri preventivi per un ammontare di 50 milioni di euro. Alcuni di essi in Svizzera. Il meccanismo delle frodi fiscali ai danni dello Stato avveniva con le classiche false fatturazioni per operazioni inesistenti che servivano a rilevare società prive di attività reale per infiltrarle nel tessuto economico sano partecipando ad appalti che venivano vinti grazie a ribassi insostenibili per le imprese sane. In questo contesto Masciari, che è originario di Isola Capo Rizzuto, alla guida di alcune società, tra cui un’impresa edile, avrebbe destinato una parte dei ricavi per sostenere la cosca e assistere le famiglie degli affiliati ristretti in carcere. I carabinieri sostengono che Masciari, indagato anche per armi, avrebbe versato almeno 100 mila euro al clan per sostenere gli indagati perché sarebbe stato “precipuo dovere” venire incontro ai bisogni della cosca. In questo contesto l’imprenditore bolzanino avrebbe prestato denaro a un collega in difficoltà del settore turistico: pretendeva il 10% d’interesse a fronte di 35 mila euro. Che la ’ndrangheta si stia sempre più infiltrando a Nordest, e in particolare in una provincia come quella di Verona, lo dimostra anche l’indagine condotta dai Pm veneziani Andrea Petroni e Federica Baccaglini, nel cui ambito cinque persone sono state arrestate nel capoluogo scaligero. Il Procuratore Raimondi ha spiegato che in una chiavetta Usb sequestrata a uno degli indagati erano custodite le presunte strategie criminali e finanziarie per costituire delle società fittizie con lo scopo di andare soprattutto in credito d’Iva tramite documentazione fasulla e utilizzare il denaro così ottenuto dall’erario per reinvestirlo in appalti. “Utilizzando algoritmi e l’intelligenza artificiale – sottolinea il Pm Raimondi – siamo riusciti a ricostruire la struttura delle cosiddette società serbatoio”. Le indagini relative all’operazione “Folgore-Blizzard” sono iniziate in Alto Adige, mettendo a fuoco la posizione di Masciari, che fungeva da pendolo con Isola Capo Rizzuto. I carabinieri nell’inchiesta contro la criminalità organizzata hanno analizzato le attività dell’impresario che “vantava commissioni di un certo rilievo anche con l’imprenditoria bolzanina”. Le misure cautelari firmate dal Gip su richiesta della Dda di Catanzaro riguardo alla commissione di reati aggravati dall’appartenenza a una associazione di stampo mafioso, hanno colpito Antonino Francesco Arena, Antonio Bruno, Antonio Giardino, Pasquale Manfredi, Luigi Masciari, Carlo Alberto Savoia, Antonio Viola, Antonia Arena, Antonio Arena, Marilena Manfredi, Antonio Masciari, Francesco Masciari, Domenico Megna, Mario Megna, Luigi Morelli, Pasquale Morelli e Nicola Pittella. Tutti potranno difendersi davanti al giudice, in particolare Luigi Masciari, che per gli inquirenti era “il soggetto intraneo al sodalizio mafioso, risultato particolarmente attivo nel Nord Italia, quale amministratore (anche di fatto) di numerose imprese funzionali alla commissione di illeciti di natura finanziaria, i cui proventi venivano in parte destinati alla cosca Arena-Nicoscia”. Secondo il Procuratore Raimondi “da questa indagine emerge chiaramente e senza timore di essere smentiti, che la ’ndrangheta in Alto Adige oggi fa finanza” e riutilizza il profitto “rafforzando la compagine territoriale di Isola Capo Rizzuto” in una simbiso criminale da Nord a Sud.
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