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La “liberazione” Usa: dazi del 20% all’Ue e del 34% alla Cina. Meloni: Non è una catastrofe, no agli allarmismi

di Angelo Vitale -


“Oggi è il giorno della liberazione, il 2 aprile sarà per sempre ricordato come il giorno in cui l’industria americana rinasce, il giorno in cui il destino dell’America è stato ripreso, e il giorno in cui abbiamo iniziato a rendere l’America ricca di nuovo”, Donald Trump alla Casa Bianca, alle 22 in punto (ora italiana) di ieri denuncia che “per decenni il nostro Paese è stato derubato, ma questo non accadrà più” e lancia il suo cappellino rosso Maga agli operai dell’automotive Usa presenti. “Ci hanno derubati per anni”, dice dei 60 Paesi colpiti con tariffe diverse dai dazi, che entreranno in vigore il 5 e 9 aprile. C’è dentro, colpita dal 20%, quell’Europa mai unita e che il presidente statunitense vuole ancora più disunita (“Sono patetici”), già pronta a tentare accordi singoli per provare a invertire la rotta (lo annuncia esplicitamente il Regno Unito, “graziato” da dazi del 10% rispetto all’Ue).

Nel Giardino delle rose della casa Bianca Donald Trump, presenti il vice presidente JD Vance e diversi membri del suo governo, strizza l’occhio agli operai sotto il palco (uno lo farà salire con lui) e annuncia dazi del 25% “su tutte le auto prodotte all’estero”.

“Tornerà l’età dell’oro” – afferma, chiedendo poi che il Congresso confermi definitivamente i tagli economici già previsti dal suo primo mandato – . Il denaro così generato servirà “per ridurre le nostre tasse e pagare il nostro debito nazionale”.

Dopo l’annuncio, Il dollaro americano scende dell’1% rispetto all’euro, perdendo anche nei confronti di altre valute, tra cui la sterlina britannica e il franco svizzero.

Esclusi per ora dai dazi reciproci ma soggetti a dazi selettivi del 25% Canada e Messico. Alla Cina tocca il 34%, alla Svizzera il 31%, al Giappone il 24%, all’India il 26%, alla Corea del Sud il 25%, all’Indonesia il 32%, alla Cambogia il 49%, alla Tailandia il 36%, a Taiwan il 32%.

La Ue si dice pronta a negoziare con gli Stati Uniti ma anche pronta a reagire ai dazi di Donald Trump. “Stiamo già ultimando il primo pacchetto di contromisure in risposta alle tariffe sull’acciaio e ora ci stiamo preparando per ulteriori contromisure per proteggere i nostri interessi e le nostre attività se i negoziati falliscono”, dice la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, in uno statement da Samarcanda. E confida ancora in una Ue unita: “Ha tutto ciò di cui ha bisogno per superare la tempesta. Siamo in questa situazione insieme. Se colpisci uno di noi, colpisci tutti noi. Quindi resteremo uniti e ci difenderemo a vicenda”.

Intanto, in Francia il presidente Emmanuel Macron incontrerà alle 16 all’Eliseo i “rappresentanti dei settori interessati dalle misure tariffarie annunciate”.

In Italia, la premier Giorgia Meloni scrive sui social che i dazi sono “una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti. Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei”.

Confindustria auspica l’unità nazionale, per il presidente Emanuele Orsini è “un momento straordinario che ha bisogno di decisioni straordinarie. Occorre un piano straordinario su investimenti, sburocratizzazione per eliminare i dazi interni e recupero di competitività su fattori chiave quali l’energia. Contiamo su una risposta compatta e responsabile di tutte le forze politiche per arrivare ad un’azione che sia immediata e tangibile”. Pronto alla via negoziale il Consorzio del Parmigiano Reggiano, il presidente Nicola Bertinelli prova a dire che il prodotto “non è in reale concorrenza con i parmesan americani”.

IN AGGIORNAMENTO

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha annullato gli impegni previsti oggi in agenda, in modo da poter concentrare la propria attività sulle azioni da intraprendere in seguito all’introduzione di nuovi dazi da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La premier era attesa in Calabria nel pomeriggio, per partecipare all’inaugurazione della stazione dei carabinieri di Limbadi.

A Palazzo Chigi – sono le 12.00 – iniziano ad arrivare alcuni ministri, prossimo un vertice. Nella sede del governo poco fa ha fatto il suo ingresso il ministro degli Affari Ue Tommaso Foti: sono presenti, tra gli altri, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. A breve dovrebbe raggiungere i colleghi anche il ministro delle Imprese Adolfo Urso.

Al vertice sui dazi con i ministri interessati, convocato a Palazzo Chigi dalla premier Giorgia Meloni, è prevista anche la presenza dei vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani: il primo in presenza, il secondo collegato da Bruxelles.

Il vertice di governo si è appena concluso. Si attende una comunicazione che illustri la posizione dell’esecutivo e i suoi propositi.

A sera, ai microfoni del Tg1 è la premier a comunicare la linea dell’esecutivo. Meloni predica calma, dopo le reazioni delle ultime ore: “Penso che la scelta degli Stati Uniti” di imporre i dazi “sia una scelta sbagliata, che non favorisce né l’economia europea né quella americana, ma penso anche che non dobbiamo alimentare l’allarmismo che sto sentendo in queste ore”. Meloni annuncia per la settimana prossima un incontro con i rappresentanti delle categorie produttive per cercare “le soluzioni migliori” al problema. L’Italia, spiega, “condividerà” le sue proposte con i partner Ue ma alcune scelte potranno non essere “sovrapponibili”: ad esempio, Meloni boccia l’idea di rispondere ai dazi “con altri dazi, perché l’impatto potrebbe essere maggiore sulla nostra economia rispetto a quello che accade fuori dai nostri confini”. La premier prova a scuotere la Ue, chiedendo di rivedere “le regole ideologiche” su automotive e green deal, su energia e semplificazione. Ma soprattutto, per Meloni è arrivato il momento di mettere mano alle regole del Patto di stabilità: questa, scandisce il capo del governo, è la proposta che l’Italia porterà in Europa.


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