LA FILIPPICA – Il Vannacci pensiero non ha paura di non essere“anti”, ma orgogliosamente italiano
Non c’è niente da fare. La sinistra ha sempre la necessità di distribuire le patenti. Si sente intellettualmente superiore. Anche quando gli elettori le indicano la lavagna per incapacità di rappresentare la maggioranza degli interessi collettivi. Soprattutto quando si parla dei valori democratici, c’è una parte dell’opposizione che quando sventola come una durlindana il tema dell’antifascismo, diventa come un toro nell’arena e reagisce in maniera scomposta. Carica a testa bassa a costo di andare fuori tema. Lo si è visto anche la scorsa settimana con Ventotene. Del resto, quello dell’antifascismo, è un tema che l’opposizione manipola come il prezzemolo, spargendolo dappertutto. Strumentalmente. Intendiamoci, a scanso di equivoci, sull’antifascismo è fondata la Costituzione della Repubblica, ma sono trascorsi 80 anni dalla fine del Ventennio, di pericoli in orbace non c’è traccia, gli italiani sono saldamente ancorati nell’alveo democratico, perciò sarebbe ora di smetterla con questa storia dell’antifascismo da utilizzare come parametro, quando si fanno le analisi di democraticità dell’avversario. Dunque, ha fatto bene Vannacci all’ennesima domanda su un tema così trito a rispondere per le rime, non dichiarandosi “anti”, piuttosto rivendicando di essere italiano. Orgogliosamente italiano. Del resto Vannacci è alle prese con la scalata alla Lega, se è vero che al prossimo consiglio federale di Firenze del 5 e 6 aprile Salvini potrebbe indicarlo come vice. Una parabola, quella del generale, che prosegue a quasi un anno di distanza, era il 25 aprile, da quando il Capitano annunciò la sua candidatura alle Europee. Questo consentì al Carroccio di limitare i danni, se è vero che è stato calcolato che Vannacci abbia portato il 2%. Ma la candidatura del militare spezzino ai vertici del partito sta facendo mugugnare il mondo leghista, soprattutto quello che si riconosce nell’ala zaiana, che in vista delle elezioni regionali d’autunno comincia a sfogliare la margherita. Sì, perché cinque anni fa grazie al governatore serenissimo i leghisti conquistarono ben 30 consiglieri su 51, ma stavolta grazie all’exploit di Meloni prima alle Politiche e poi alle Europee, dove ha fatto fermare il sismografo elettorale al 34%, contro un modesto 14% dei compagni di coalizione, soltanto uno su due, ben che vada, del partito che ha guidato il Veneto negli ultimi 15 anni tornerà a palazzo Ferro Fini. Ed è una partita aperta per il candidato a presidente della Regione. Anche per questo Salvini ha deciso di affidarsi a Vannacci, per salvare prima di tutto se stesso, sebbene non sia riuscito un anno fa a superare il 10%, ma comunque gli ha consentito di tenere a bada gli oppositori interni, soprattutto veneti. Vannacci da probabile vice aggiunto del segretario federale potrà ribadire di essere orgogliosamente italiano e di non doversi dichiarare strumentalmente “antifascista”, perché il Fascismo è un fenomeno politico finito ignominiosamente nel 1945 dopo la tragedia della Seconda Guerra mondiale, e non tornerà mai più. Gli italiani sono orgogliosamente democratici e non devono sottostare sempre alle solite analisi della sinistra che si impalca per distribuire i voti di legittimità politica. Il Mondo al Contrario potrà anche non piacere, ma le teorie scritte nel libro dal generale piacciono a una parte degli italiani, che non devono dichiararsi per forza di cose “anti” o contro qualcuno o qualcosa, ma orgogliosamente patrioti. Piuttosto, questo sì, il barometro politico dentro la Lega è tutt’altro che impostato al bel tempo e si spiega perché Salvini per puntellare la sua segreteria si è rivolto al Vannacci pensiero. L’uomo che non ha paura di parlare chiaro.
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