Attualità

Intervista a Giada Lauretti – Autismo, giornata della consapevolezza e dell’inclusione: “Superare i cliché e trasformare le differenze in risorse”

di Laura Tecce -


Consapevolezza: quando si parla di disturbo dello spettro autistico e delle difficoltà, spesso sottovalutate, affrontate dalle persone interessate e dalle loro famiglie la parola chiave è proprio questa. La giornata mondiale per l’autismo che si celebra oggi, istituita dall’Onu nel 2007 e riconosciuta a livello internazionale per incoraggiare gli stati membri ad una maggiore sensibilizzazione rispetto ad una condizione ancora oggi purtroppo non diagnosticata adeguatamente o fraintesa, si pone esattamente questo obiettivo. “Consapevolezza e inclusione”, sottolinea Giada Lauretti, neuropsichiatra infantile e Direttore Nazionale dei Servizi Ambulatoriali di Nuova Sair. “Il lavoro che giorno dopo giorno svolgiamo nella nostra struttura per far sì che i bambini autistici possano essere integrati anche con i bambini che non sono autistici va in questa direzione: la mia speranza è che un giorno non si debba neanche più parlare di inclusione, perché sarà qualcosa che verrà da sé”.

L’obiettivo dell’evento “Il Circo delle Meraviglie, incontro tra fantasia e inclusione” in programma oggi organizzato da Nuova Sair è pensato per promuovere questo approccio?
“Esattamente, è una festa aperta a tutti: ai bambini autistici, ai bambini con altri tipi di neurodivergenze, ma anche ai cosiddetti neurotipici. E lo scopo è quello di mettere in luce anche le risorse dei bambini autistici, il nostro approccio è considerare che siamo tutti neurodiversi. Ovviamente ognuno di noi ha un profilo specifico, quindi neurodivergenza significa semplicemente che il funzionamento del cervello neurodivergente si discosta dalla media statistica della popolazione generale: il modo di percepire la realtà e di elaborare le informazioni non è da intendersi quantitativamente diverso ma qualitativamente diverso dalla maggioranza della popolazione. A volte le stesse difficoltà riscontrate negli individui autistici possono avere un risvolto della medaglia, per esempio l’ipersensibilità può essere sicuramente un problema e nel nostro Circo delle Meraviglie ne abbiamo tenuto conto: se sarà necessario oggi gli artisti coinvolti faranno anche uno spettacolo senza stimoli sonori proprio perché un’ipersensibilità sensoriale può essere destabilizzante, ma in alcuni casi potrebbe anche essere una caratteristica che potrebbe aprire la strada a delle professioni che riguardano i suoni, come può essere quella del fonico. Di solito si associa l’autismo a un basso funzionamento cognitivo ma non è così, ci sono dei soggetti con un ritardo cognitivo e altri nel quale non è presente o addirittura è presente una plus dotazione”.

La sintomatologia può essere estremamente eterogenea e richiedere interventi mirati alle caratteristiche individuali…
“Sì, infatti adesso la diagnosi si effettua su due caratteristiche che non riguardano il livello cognitivo, ma le abilità di comunicazione e interazione sociale da una parte, e comportamenti, interessi o attività ristrette e ripetitive dall’altra. A me non piace parlare di ‘disturbo’ dello spettro autistico, preferisco parlare di spettro autistico o di neurodivergenza proprio per considerare che, oltre alle difficoltà, vi sono anche delle risorse, degli aspetti da valorizzare. Proprio per questo nella nostra struttura è presente un’equipe con diverse tipologie di professionisti, abbiamo sia la parte che riguarda la neuropsicomotricità sia la parte logopedica e della comunicazione aumentativa alternativa, i terapisti occupazionali che si occupano di tutta l’area delle autonomie e gli specialisti del metodo ABA (Applied Behavior Analysis, ndr) che è un approccio terapeutico basato sull’analisi del comportamento umano e che attualmente è considerato il gold standard”.

Vent’anni fa in Italia i bambini ai quali veniva diagnosticato uno spettro autistico erano uno su 150, oggi si stima che potrebbero essere uno su 77. Maggiore formazione dei medici o maggiore consapevolezza in generale nelle famiglie?
“Sicuramente entrambe e c’è un altro elemento da considerare: fino a qualche anno fa quando si pensava agli autistici, si pensava solo ai casi gravi e con ritardo cognitivo, stiamo parlando di persone che non comunicavano assolutamente a livello verbale o che avevano un serio ritardo cognitivo. Oggi questa nuova visione dello spettro autistico ha portato alla luce anche i casi che hanno intelligenza e linguaggio adeguati e a volte caratteristiche autistiche sfumate, molti di loro hanno una buona conoscenza delle emozioni e buone relazioni sociali. Per fortuna rispetto ai cliché del passato – l’individuo autistico che non ti guarda, vive in un mondo tutto suo, non ama il contatto fisico – oggi c’è una maggiore informazione e una maggiore sensibilizzazione sul tema”.


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