Giustizia

IN GIUSTIZIA – La sentenza suicida di Parigi

di Francesco Da Riva Grechi -


In Francia la giustizia penal-politica ha smaltito l’arretrato rispetto ai colleghi italiani, con una decisione di una radicalità e violenza inaudite. L’ennesima odiosa rivoluzione, ma dall’alto verso il basso, dai padroni della finanza e della guerra giù, giù verso il popolo francese prima vittima di una giustizia che comincia a sgomentare in tutta Europa. E sappiamo che il copione è sempre lo stesso, la leader della destra europea Marine Le Pen ha effettivamente speso i soldi del fondo europeo che le erano destinati ed effettivamente questi sono andati a vantaggio di tutto il partito perché chi spende i soldi del fondo patrimoniale della famiglia li spende non solo per sé, ma anche per i figli e persino i nipoti, se conviventi. I fatti sono questi, il problema è che nessuno mai è stato condannato seriamente per una cosa del genere, tanto meno una leader avviata a vincere le elezioni presidenziali in uno stato come la Repubblica Francese, la patria del diritto liberale figlio dell’illuminismo e della rivoluzione borghese. La politica ha iniziato a polarizzarsi proprio con l’affermarsi della sovranità popolare nelle prime assemblee nazionali formatesi dopo la rivoluzione del 1789 ma nessuno poteva immaginare che oggi i due poli che, semplificando, si contendono il potere nel mondo occidentale, siano da una parte, i candidati eleggibili ed eletti perché votati dal popolo che li sceglie perché vuole essere libero, benestante, e vuole che lo sia anche la propria famiglia ed il proprio paese; e dall’altra i funzionari, che non sono responsabili di fronte a nessuno, non sono scelti da nessuno, ma che Stati fantoccio, manovrati dalle oligarchie di cui sopra, grandi banchieri e finanzieri, grazie alle regole della burocrazia, hanno dotato dell’assurdo potere di scegliere senza alcuna logica chi può essere eletto e chi no. Si tratta del potere che esprime delle élite che non si preoccupano più in alcun modo di motivare razionalmente le proprie decisioni, che hanno un solo minimo comune denominatore: essere contro la volontà popolare. L’unico pericolo che quelle élites temono davvero infatti è la sovranità popolare e la libertà politica di coloro che di politica vivono perché sanno di avere dalla loro il consenso dei cittadini che mai può avere chi invece offre burocrazia anziché democrazia. E non stupisce che la svolta nefasta sia avvenuta in un Paese come la Francia dove i conflitti esplodono sempre in modo più radicale che nel resto d’Europa e dove più vivi sono i sentimenti di sovranità popolare e del suo opposto, sovranità giudiziaria, odiosamente astratta e suicida. Perché quella è stata una decisione del tutto evitabile, immotivata e irrazionale, contro la volontà dei cittadini francesi, che evidentemente andavano nella direzione opposta a quella auspicata dall’oligarchia che ha espresso l’attuale Presidente Macron. Come si legge del Manifesto di Ventotene, quel potere, che oggi hanno solo dei magistrati in ermellino, è quello che ti dice dopo cosa è la democrazia, dopo la guerra e la rivoluzione, che sono convinti di vincere con ogni mezzo abbattendo, per dirla con il Manifesto, “la pietosa impotenza dei democratici”, per poi dirti, dopo le elezioni farsa, che la democrazia te la garantiranno per sempre. Ma chi è uomo libero, ovunque nel mondo, non vorrà in Francia le elezioni farsa, pilotate come un drone carnevalesco, bensì libertà di voto, partecipazione e successo, per chi ha più consenso perché è più vicino alla vita del popolo francese ed al suo interesse nazionale ed europeo. Per questo pur non avendo alcun motivo di carattere personale, chi scrive chiederebbe in cuor suo a Le Pen di non mollare, di restare pronta ad andare incontro alle esigenze dei cittadini del suo popolo che la volevano presidente e per questo sono stati ingiuriati da un organo burocratico legittimato solo dal contrastare la libertà individuale che tanto teme chi vuole solo manovrare funzionari e non rispondere a nessuno.


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