Il dazio Calenda pesa più dei dazi di Trump?
Cosa sono i dazi? Sono una tassa, un’imposta aggiuntiva che aumenta il normale costo d’una merce che arriva da un altro paese, e che viene dunque vista come “minacciosa” per i prodotti (e i produttori) del paese importatore. Quella merce, viene così trasformata d’imperio in un bene di lusso, le viene affibbiato un prezzo fuori mercato, precludendole una buona fetta di consumatori. Mutiamo però per un attimo il nostro punto di vista sui dazi, e sulle tasse in generale, e immaginiamo che non esista il denaro e che i più preziosi beni in nostro possesso siano il tempo e l’attenzione. Immaginiamo di essere tutti appassionatissimi di politica ed attualità, e di non poter fare a meno d’informarci, come se l’informazione politica fosse il nostro cibo e la nostra acqua, elementi fondamentali alla nostra sopravvivenza. Il nostro tempo è limitato e abbiamo l’obbligo -per sopravvivere- di leggere quotidiani, guardare talk show e telegiornali, capire cosa accade nel mondo, spendendo con saggezza le ore a disposizione, nostra unica moneta. Ecco, in quest’ottica io credo che a mettere i dazi non sia (solo) Donald Trump, ma siano tutti quei colleghi -giornalisti, autori televisivi, etc- che ci impongono la presenza di personaggi con un seguito praticamente nullo, ce li cucinano in tutte le salse, gli danno spazio infinito, li trattano come grandi statisti. Personaggi marginali (quando non detestati) nel paese reale, che usufruiscono di paginate intere o poltrone comode e ambite, donde senza contraddittorio ci elargiscono le loro perle di saggezza, offrendoci lezioni di vita e di politica. A quali pseudo leader state pensando leggendo queste righe, e perché proprio a Renzi e Calenda? Forse perché altri leader di partiti così piccoli non godono affatto di tale visibilità, di tale spazio, di tale presunta autorevolezza? Prendiamo Calenda, analizziamone la reale incidenza, il consenso di cui gode e lo spazio che invece gli viene concesso, quasi sempre con deferenza ai limiti del comico. Avete mai misurato il tempo che viene dedicato in TV a Maurizio Lupi o Riccardo Mafi e quello che viene dedicato a Calenda, nonostante nei sondaggi i rispettivi non siano troppo distanti? A naso per ogni minuto di Lupi ce ne sono perlomeno venti di Calenda e trenta di Renzi. Eppure chi ama informarsi, leggere i giornali, seguire i talk in TV ed in Radio, subisce la presenza invadente di questi due condottieri senza esercito ma con in testa il cappello da Napoleone. Dunque, chi vuole informarsi, paga un dazio, una tassa ineluttabile. Altro che i dazi di Trump, qui abbiamo il dazio Calenda da cui non si scappa! E se ci pensate, sono un altro dazio tutti quei doppiopesismi, quelle ipocrisie, quei racconti della realtà falsati o valutati con metri estremamente diversi, da una stampa che troppo spesso dimentica di fare il proprio dovere e si trasforma in una lente deformante, non in uno specchio della realtà. Immaginate cosa avrebbero scritto i difensori del Prodi furioso che tira i capelli, se quel gesto lo avesse fatto Gasparri o Conte, La Russa o Salvini. Immaginate se a prendere un profumo del duty free senza pagarlo, anziché Fassino fosse stato il sottoscritto, o Bonelli, o Delmastro, o Toninelli. E ora immaginate a come sarebbero giornali e TV se dessero il giusto peso a ciascun protagonista della vita politica e mediatica. Noi qui ci proviamo, giorno dopo giorno. Voi, intanto, valutate da quanti anni state pagando dazi, a volte carissimi e sgradevoli, senza che ci fosse Trump ad imporli.
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