Femminicidi e coltellate, l’esperta Bolzan: “I giovani vanno aiutati, la politica agisca ora”
Discussione animata a Frascati fra due ragazzi di famiglie normalissime: un quattordicenne, arrabbiato con l’amico sedicenne, tira fuori un coltello a serramanico e lo affonda nelle carni dell’amico, come se gli stesse dando un buffetto. Il sedicenne è salvo per miracolo, ma ha rischiato seriamente la vita. Due giorni dopo, Sara Campanella esce dall’ateneo di Messina dove studia con profitto e si avvia alla fermata dell’autobus, non sa che l’aspetta un destino terrificante: un suo corteggiatore 27enne originario di Noto (che lei con le amiche definisce “il malato”), le si avvicina e l’accoltella al collo. Sara viene soccorsa subito, ma ha perso troppo sangue, e il suo corpo giovane e pieno di energie, sogni e speranze, non ce la fa. Mentre la Sicilia intera piange con disperazione la scomparsa di Sara, viene ritrovata a Poli, poco distante da Roma, una valigia contenente i resti di Ilaria Sula, 22 anni, scomparsa da qualche giorno. Il suo ex-fidanzato Mark Samson, italiano, ha confessato di averla uccisa il giorno stesso della sua scomparsa, proprio a casa dei genitori, che addirittura pare fossero presenti.
Sono tre storie terrificanti, susseguitesi in pochissimi giorni. E purtroppo sono storie che replicano altre tragedie simili, ripetutesi troppo spesso negli ultimi anni. Sarebbe facile avventurarsi in analisi superificiali di fenomeni così tremendi e dolorosi, ma noi preferiamo chiedere il parere di chi in anni di studio ha affinato la conoscenza della materia, la psicologa ed esperta di criminologia Flaminia Bolzan.
Tre storie terribili, diverse ma con un filo comune: lo scarso rispetto della vita umana. Cosa ci sta succedendo, Bolzan?
Succede che i ragazzi sono sempre meno capaci di processare le emozioni. Non ne hanno consapevolezza e non essendo in grado di riconoscerle fanno fatica ad accettarle senza giudizio, a “pensarle” e a regolarle nella loro intensità, con la conseguente difficoltà nel riuscire a modulare l’ampiezza della risposta agli stimoli. In buona sostanza, non potendo mentalizzarle, le agiscono e lo fanno spesso in maniera esplosiva.
Quali sono le differenze fra questi tre casi, e cosa invece li accomuna?
I casi di Sara e Ilaria sono accomunati anzitutto dall’aspetto vittimologico: entrambe ragazze, entrambe giovani, entrambe inoltre sono state uccise per una motivazione sovrapponibile, cioè la non accettazione del fatto che entrambe non desideravano una relazione con chi ha usato la violenza per rispondere alla propria frustrazione. Ciò che colpisce molto nel caso di Sara è il pregresso persecutorio agito nei suoi confronti, delle azioni che rientrerebbero propriamente nello stalking. Nel caso di Ilaria, invece, rilevante è la modalità con cui il corpo è stato occultato e “gettato via”. Per ció che riguarda Frascati il tema è differente per quel che riguarda le motivazioni, ma l’aspetto che ci colpisce maggiormente è quello della giovanissima età dei ragazzi, aggressore e vittima, e soprattutto dell’inconsapevolezza della portata offensiva delle azioni.
C’è un problema nei rapporti interfamiliari, ormai conclamato?
Il problema non è nei rapporti intrafamiliari, il problema è nel fatto che gli adulti sono sempre meno adulti, meno attenti, meno capaci e soprattutto meno pronti a intercettare le difficoltà dei ragazzi. Non è un dito puntato il mio, ma una riflessione che origina dall’esperienza professionale. Se la società e la socialità, le relazioni e la modalità di starci, diventano variabili che incidono pesantemente sul comportamento, dobbiamo intervenire preventivamente in modo da aiutare i più giovani a “stare bene in relazione”, dotandoli di idonei strumenti psicologici e favorendo il loro sviluppo sano.
Come si possono aiutare oggi i più giovani?
Tanto per cominciare mostrando loro modelli ed esempi positivi che risultino però appetibili ai loro occhi. Fornendo alternative alla narrativa del “tutto e subito”. Formandoli senza frustrarli eccessivamente, ma facendo capire loro che la libertà individuale non ha a che fare con il fatto di assoggettare l’altro rendendolo di fatto un burattino che deve sempre rispondere positivamente alle loro istanze. Il dialogo è aiuto. L’ascolto vero lo è altrettanto. La promozione dell’autonomia e utilissima. Ed è importante anche la possibilità di accedere ad un aiuto psicologico anche nelle scuole e soprattutto la creazione di contesti che siano realmente formativi.
I rapporti d’amore non paritari, o un amore non corrisposto, perché porta all’omicidio, cioè ad eliminare la persona amata?
Non è l’amore non corrisposto che porta a compiere determinate azioni. Non cadiamo in questo tranello linguistico o rischiamo di fare un disastro. Amare qualcuno significa aver a cuore la sua libertà, la sua realizzazione, la sua indipendenza. Chi uccide perché incapace di accettare proprio il no, l’indipendenza, l’autodeterminazione, non ama. Se mai è ossessionato. Non sa guardare dentro di sè e soprattutto non sa relazionarsi adeguatamente, per usare un eufemismo.
Cosa può fare la politica per migliorare le cose?
Puó investire su iniziative che non siano solo demagogia spicciola, ma che abbiano un carattere realmente e realisticamente formativo. Può promuovere il confronto, può fornire esempi, può investire. Può fare tanto, ma questo “tanto” deve essere dotato di senso e deve, mi permetta Giarrusso, essere fatto con convinzione e con capacità. Io ho fiducia nella politica e voglio avere fiducia nelle persone, perché noi, tutti, possiamo essere e agire il cambiamento che desideriamo vedere. La nostra classe dirigente saprà farlo?
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