Economia

Israele, India e gli altri: c’è già la fila alla Casa Bianca per i dazi

di Giovanni Vasso -


C’è già la fila alla Casa Bianca per discutere con Trump dei dazi e davanti a tutti c’è Israele. Il premier Benjamin Netanyahu, come riporta Ansa citando Axios, potrebbe essere a Washington già nella giornata di lunedì. In agenda, chiaramente, ci sono innanzitutto i dazi. Che per Israele ammontano al 17%. Il governo di Tel Aviv, per scongiurare ogni problema commerciale con gli Stati Uniti, aveva già abbattuto tutte le tariffe doganali sui beni Usa alla frontiera. Così facendo, Israele ha apparecchiato la base per le trattative che, per il Paese, sono fondamentali dal momento che è l’export verso l’America a sorreggere, in maniera decisiva, l’economia dell’intero Stato mediorientale. Ma non ci sarà solo Netanyahu pronto a trattare. Stando alla Cnn, infatti, anche Vietnam e India avrebbero chiesto la possibilità di un incontro ai massimi livelli. In particolare, il Paese del Sud-est asiatico è diventato nel corso degli anni un’alternativa importante alla Cina presso cui decine e decine di imprese occidentali hanno delocalizzato le loro produzioni. Inoltre il Vietnam è stato destinatario di alcune delle tariffe più alte di tutti, pari al 46%. Per quanto riguarda l’India, se possibile, la vicenda è ancora più strategica. Delhi, difatti, rappresenta il mercato in ascesa più importante del mondo. Nei mesi scorsi, Trump aveva bollato l’India come il Regno dei Dazi. Ma nella “tabella” del Giardino delle Rose la stangata, che pure c’è stata, è risultata più lieve del previsto: 26%. Tuttavia rimane molto, troppo, per l’India che ha scelto di trattare. Dando, così, anche un dispiacere a chi in Ue sperava di poter dialogare con Delhi per aprire nuove rotte al commercio utilizzando questa leva per trattare (anche) per sé. Per il momento, oltre a questi tre Paesi, c’è anche la Turchia che ieri, per il tramite del presidente Erdogan, ha riferito di attendersi di poter trattare sui dazi che, per Ankara, sono stati abbastanza lievi nella misura (base) del 10 per cento. Alla fila per i dazi potrebbero, presto, accodarsi anche altri Paesi mentre l’opposizione, dura, arriva da Cina e dal Canada che, per ora, non molla la linea dura con Washington.


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