Attualità

Colossi della Gdo e logistica, le frodi che fanno recuperare un miliardo al Fisco

di Ivano Tolettini -


L’obiettivo inconfessabile per numerose aziende del settore della grande distribuzione organizzata e della logistica sarebbe stato quello di tenere sotto controllo in modo fraudolento i costi fissi del personale rivolgendosi a società di comodo (cosiddette “filtro”), le quali a loro volta fatturavano a società schermo come le cooperative (“serbatoi di manodopera”), che non versavano l’Iva e i contributi previdenziali e assistenziali, prima di essere messe in liquidazione e sostituite da altre cooperative che perpetuavano il lavoro tributario sporco a favore delle grandi società committenti dai fatturati di centinaia di milioni di euro prendendo per il naso il Fisco. Le numerose indagini condotte negli ultimi anni dal Pm Paolo Storari e dalla collega Valentina Mondovì della Procura di Milano, con l’ausilio tecnico della Guardia di Finanza, ha permesso finora allo Stato italiano di recuperare quasi un miliardo di euro di imposte non versate (600 milioni già versati dai contribuenti evasori e altri 400 milioni in via di accordo), e di stabilizzare 49 mila lavoratori che prima erano sfruttati. Dopo affermati marchi finiti sotto inchiesta per l’evasione fiscale come Dhl, Amazon, Gls, Lidl, Brt, Geodis, Esselunga, Securitalia, Aspiag, Ups, Gxo, FedEx, solo per citarne alcuni, come ad esempio GS spa del gruppo francese Carrefour, che ha pagato all’erario 60 milioni di euro per definire le proprie pendenze, è il turno della Iperal Supermercati della Gdo e del colosso di origine tedesca della logistica Kuehne+Nagel con sede legale in Svizzera, subire un sequestro preventivo per complessivi 33 milioni di euro nell’ambito di due procedimenti ben distinti, di 16,5 milioni ciascuno. Le due aziende finite nel mirino dei finanzieri tramite l’ad di Iperal, Antonio Tirelli, e il manager per l’Italia di K+N, Ruggero Poli, hanno riferito di collaborare con le autorità tributarie per definire la loro posizione e alleggerire così la posizione penale dei manager. Nell’inchiesta, coordinata dal Procuratore capo di Milano, Marcello Viola (nella foto), è emerso che il 30 dicembre 2019 un manager di K+N inviò una mail dal titolo “personale indesiderato” a un fornitore con i nomi di 13 operai che “non sono più graditi nelle strutture e pertanto ne sarà interdetto l’accesso”. Questo, per i Pm, è uno dei tanti indizi in cui il committente, senza alcun diritto, sarebbe intervenuto per “chiedere misure punitive”. In un’altra occasione, durante la pandemia, il personale svizzero avrebbe attuato un “controllo diretto invasivo e lesivo della privacy” degli operai in appalto mascherato da “esigenze igienico sanitarie”. Furono così organizzati turni per sottoporre i facchini ai test sierologici. In seguito a questi controlli ritenuti arbitrari, K+N “allontanò dal magazzino i lavatori indisposti con 37 e mezzo di febbre” senza “nemmeno consultare il datore di lavoro”. Sarebbero state ingerenze, secondo l’accusa, “del tutto fuori luogo dato che il fornitore aveva assunto ogni precauzione fornendo i dispositivi di protezione” e inviando i dati sull’andamento della curva epidemiologica dell’impianto. Agli atti dell’inchiesta c’è la memoria difensiva di Giuseppe Esposito della Samag Holding Logistics, per anni uno dei “fornitori critici” delle multinazionali prima dell’insolvenza dichiarata lo scorso febbraio, in cui consegnando ai magistrati mail, contratti e documenti, sottolinea che la committenza è la “protagonista assoluta” di ogni fase. “Essa impone termini, condizioni, modalità di organizzazione, costo del lavoro, individuazione del personale gradito e non”, fissando le trattenute mensili nelle buste paga. Per Esposito “decide come costruire la tariffa imponendo alla società appaltatrice di riuscire a fornire i servizi al costo desiderato anche a scapito dei trattamenti di miglior favore dei lavoratori”. Questo sarebbe successo nella filiera di Iperal Supermercati, con operai inquadrati come addetti alle pulizie delle industrie, anziché dell’Autotrasporto Merci e Logistica. Per questo i Pm Storari e Mondovì parlano di un modello dove “gli operai appaiono mere appendici delle macchine, le quali macchine hanno il controllo più totale della organizzazione e dei ritmi lavorativi. Gli stessi non sono altro che mano d’opera, cioè l’energia necessaria per far funzionare la macchina organizzativa. Le mansioni che gli operai sono in tal modo chiamati ad espletare risultano semplificate all’estremo in modo che gli operai necessari siano a buon mercato, facili da addestrare, facili da supervisionare e semplici da sostituire”.


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