Cervelli in fuga, la lettera di un genitore al Capo dello Stato
Cervelli in fuga, un fenomeno non certo recente di cui si riparla per l’accorata lettera di un padre (ricercatore e sindacalista) al Capo dello Stato. il governo in carica ha introdotto alcune misure per favorire l’inversione della tendenza e incentivare il rientro dei cervelli in Italia, ma ha anche ridotto gli incentivi fiscali rispetto al passato. A partire dal 2024, i lavoratori che hanno trascorso almeno tre anni all’estero possono accedere a un regime fiscale agevolato con una riduzione delle tasse del 50% fino a un reddito di 600mila euro per un massimo di cinque anni, una riduzione rispetto alla precedente normativa che prevedeva un’estensione fino a dieci anni senza limite di reddito. I numeri sono sconfortanti: tra il 2011 e il 2023, circa 550mila giovani italiani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato l’Italia, solo 172mila sono tornati, lasciando un saldo negativo di 378mila unità, un capitale umano emigrato che è stimato in quasi 134 miliardi di euro.
Temi che tocca pure il mittente della lettera a Sergio Mattarella, “padre di un giovane neolaureato”, Fabio Di Felice, ricercatore dell’Ingv e genitore di Matteo che ha appena completato gli studi alla Copenhagen Business School, in Danimarca, già avendo a disposizione immediate prospettive di carriera.
Di Felice è pure membro della segreteria del sindacato Federazione Gilda Unams – Dipartimento ricerca e cita i compagni di corso del figlio firmandosi “papà ricercatore, anzi il papà di tutti questi ragazzi”, spiegando che “con un salario medio di circa 70mila euro lordi annui, lavorano in settori innovativi, riuscendo a vivere serenamente e beneficiando di un sistema di welfare che in Italia resta solo un’aspirazione”. Il padre di Matteo scrive a Mattarella che in Danimarca il merito è valorizzato, mentre in Italia “la prospettiva più probabile per molti neolaureati come loro sarebbe stata quella di stage sottopagati, facendo fotocopie o portando il caffè al capo o al professore con cui si collabora, in attesa di un’opportunità che forse non arriverà mai”.
Gli dà manforte Eleuterio Spiriti, coordinatore nazionale del suo sindacato, attaccando la ministra Bernini: “Ha detto due giorni fa che non teme la fuga dei cervelli perché i nostri ragazzi si arricchiscono all’estero e poi tornano. Il problema è che invece nella stragrande maggioranza dei casi restano fuori, per le migliori condizioni di vita e prospettive professionali. Il nostro sistema spende in media ben oltre 100mila euro per formare un talento che poi, con le sue capacità, arricchirà altre comunità nazionali”. Fuor di polemica, un paradosso di fronte al quale finora si è fatto davvero poco.
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