Casa Bianca: “I dazi rafforzano gli Usa”, Trump pronto a negoziare
Il 2 aprile, Donald Trump ha annunciato e firmato nuovi dazi sulle importazioni negli Stati Uniti, con una tariffa base del 10% e un’aliquota del 20% per i Paesi dell’UE. La decisione ha provocato un crollo di Wall Street, con perdite superiori ai 2.000 miliardi di dollari. Il vicepresidente americano J. D. Vance ha difeso la misura, mentre Ursula von der Leyen e la BCE hanno espresso forte preoccupazione per le conseguenze economiche globali, pur lasciando aperta la porta al dialogo, dialogo a cui ora sarebbe aperto anche Trump.
Lo stesso presidente, dopo che il segretario al Commercio americano Howard Lutnick e il consigliere Peter Navarro hanno ribadito che non c’era spazio per trattare sulle tariffe, le ha invece definire uno strumento per trattate e ha aperto a negoziazioni. “Tutti i paesi ci stanno chiamando. Abbiamo preso il comando: se avessimo chiesto a questi paesi di farci un favore, avrebbero detto di no. Ora, invece, farebbero qualsiasi cosa per noi. I dazi ci danno un grande potere per negoziare”, ha spiegato Trump.
A supporto della linea del presidente, la Casa Bianca sta consigliando ai repubblicani del Congresso americano di concentrarsi sull’impatto di lungo termine dei dazil. “Il presidente sta rivoluzionando il commercio mondiale” e le tariffe innescheranno il ritorno delle aziende negli Stati Uniti, ampliando la base manifatturiera e “creando posti di lavoro ben pagati”. Secondo la tesi della Casa Bianca “l dazi servono per rafforzare la posizione economica degli Stati Uniti e proteggere i lavoratori americani”. Ed è questo che Trump starebbe facendo con la misura.
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