Attualità

Arancino o arancina? Litighiamone in pace

di Angelo Argento -


Arancino o arancina?

Se c’è una diatriba che rappresenta plasticamente l’inesistenza di un’unica “identità siciliana”, è quella tra arancino e arancina. Battaglia linguistica che accende gli animi più di un derby calcistico, ma conferma solo che la Sicilia non è una, ma molte.
Nella Sicilia orientale si dice arancino, maschile, probabilmente per l’influenza della lingua italiana (Treccani riporta solo il maschile) che associa il suffisso -ino alla forma tondeggiante.
Nella Sicilia occidentale domina il femminile arancina, dunque la radice etimologica dell’arancia, frutto da cui il piatto prende il nome. Due semplici varianti linguistiche, eppure chi si schiera da una parte o dall’altra sembra combattere una guerra di principio, quasi fosse in gioco l’essenza stessa dell’essere siciliano.
Ma quale essenza? La Sicilia non è mai stata terra di certezze, ma di mescolanze. Siamo il risultato di venticinque dominazioni, di lingue, dialetti, influenze architettoniche, gastronomiche e culturali che si sono stratificate fino a creare un’identità molteplice, mai fissa, mai definitiva.
Ignazio Buttitta ci ha messo in guardia dal ridurre la nostra cultura a un guscio vuoto, ripetendo a memoria parole senza comprenderne il peso:
“Un populu, diventa poviru e servu quannu ci arrubbano a lingua addutata di patri: è persu pi sempri.”
Ma la lingua non è solo dialetto, è modo di pensare: se siamo capaci di dividerci su una vocale, come possiamo illuderci di possedere una sola, autentica identità siciliana? Gesualdo Bufalino diceva che la Sicilia è “un continente in miniatura”, e aveva ragione: attraversare l’isola è viaggiare tra mondi diversi, tra suoni, sapori e tradizioni che cambiano di provincia in provincia.
Andrea Camilleri, con la sua ironia tagliente, metteva in discussione proprio queste mistificazioni, ricordando che la Sicilia non è mai stata un monolite culturale ma un mosaico in costante evoluzione. Ciò può estendersi ben oltre al divertente dibattito gastronomico/linguistico siciliano: due elementi fondamentali della società umana, cultura e identità, non vanno sovrapposti poiché ciò aumenterebbe il pericolo di usarli per guerre anziché per incontri, per investire in armi e non in dialogo. La storia ci insegna che quando ciò accade si scatenano i fanatismi e sull’umanità scendono le tenebre.
Proprio noi siciliani, pronti a scannarci giocosamente sulle deliziose palle di riso, sappiamo – dopo millenni di dominazioni – che con la storia un si babbia, e che è bello essere uniti nella diversità.


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