Politica

Ancora guerra sul Covid, anche in maggioranza

di Giuseppe Ariola -


Partita a rilento per il forte ostruzionismo dell’opposizione, la commissione d’inchiesta sul Covid ha tutta l’intenzione di recuperare il tempo perduto. Una volontà che ci è stata confermata da diversi suoi componenti e che è diventata ancora più manifesta nel corso della conferenza stampa organizzata ieri a Montecitorio da Fratelli d’Italia. Gli intervenuti hanno ribadito la volontà di indagare su un duplice fronte così da appurare sia eventuali responsabilità politiche che giuridiche. Traducendo, sotto la lente d’ingrandimento sono finiti Giuseppe Conte per le misure adottate con propri decreti in qualità di presidente del Consiglio – tutti ricorderemo il lockdown annunciato in pompa magna nel cuore della notte attraverso una diretta tv -, ma anche l’allora commissario straordinario per la gestione della pandemia Domenico Arcuri, il cui operato è sotto osservazione in particolar modo per quanto riguarda l’acquisto delle mascherine e la gestione di contratti e appalti. Aspetto tutt’altro che trascurabile, tanto più che a tal proposito c’è stato anche l’intervento della magistratura, a seguito del quale è stata emessa una sentenza di condanna nei confronti dello Stato italiano. Non è quindi un caso se sia il presidente della commissione d’inchiesta, Marco Lisei, che entrambi i capigruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, durante l’incontro con i giornalisti, si siano soffermati proprio sull’acquisto di mascherine che sarebbero poi risultate contraffatte, con il presidente del gruppo al Senato che ha ricordato come già nel 2021 Giorgia Meloni avesse parlato di una “mangiatoia Covid”. E se il leitmotiv che giunge da via della Scrofa è “sappiamo di dare fastidio ma continueremo”, le opposizioni accusano Fratelli d’Italia di utilizzare strumentalmente la commissione sul Covid, con il Pd che ne denuncia un uso “indecente e al limite del delinquenziale”. Il dato politicamente più rilevante è però che, pur utilizzando ben altri toni, la conferenza stampa sull’attività della commissione di inchiesta ha fatto storcere il naso anche a partiti della maggioranza, con Forza Italia che ha pubblicamente manifestato un certo “stupore” per l’iniziativa. Musica per le orecchie del Movimento 5 Stelle che, intento nella difesa dell’operato del proprio leader quando sedeva a Palazzo Chigi, evidenzia come “per la brama di attaccare Conte” da Fratelli d’Italia abbiano finito per “spaccare la loro stessa maggioranza”. Il capogruppo pentastellato a Palazzo Madama, Stefano Patuanelli, sottolinea proprio come “Forza Italia prende le distanze e dice una cosa tanto ovvia quanto importante: la commissione Covid non è un megafono per un singolo partito” e ne approfitta per definirla “un carrozzone messo in piedi per regolamenti di conti e fare propaganda”. Dal fronte azzurro, invece, i giudizi più duri arrivano a taccuino chiuso. “Alcune posizioni di Fratelli d’Italia su una delle stagioni più drammatiche che il Paese ha vissuto – ci confessano fonti parlamentari forziste – per noi non sono condivisibili. Così come non ci piace la strumentalizzazione della commissione d’inchiesta sul Covid. Una cosa è verificare eventuali responsabilità nella gestione della pandemia, altro è tornare a quel pericoloso negazionismo che ha messo a rischio milioni di italiani mentre tanti altri, purtroppo, morivano per le conseguenze del virus”. Una polemica forte e ancora aperta che richiama anche alcune misure contenute del decreto Milleproroghe, ieri e oggi all’esame della Camera per l’approvazione in via definitiva. “Eliminare le sanzioni già irrogate ai no vax e a chi non ha rispettato le misure di sicurezza imposte per fronteggiare il Covid – insistono da Forza Italia – è un errore che rischia di far passare un messaggio distorto e pericoloso, soprattutto in caso si verifichino eventi simili in futuro”. Una posizione già espressa quando la scorsa settimana il provvedimento era all’esame del Senato, ma che non ha provocato alcuno scossone particolare per la maggioranza.


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