Economia

Dazi, Ferrieri (ANGI): “Evitare l’escalation o sarà molto peggio”

di Dino Giarrusso -


Gabriele Ferrieri, presidente dell’Associazione Nazionale Giovani Innovatori, quali saranno le conseguenze dei dazi americani per noi?
È difficile stimare l’effetto generalizzato dei dazi del 20% decisi da Trump per la UE, perché ogni settore è diverso; per tanti prodotti di lusso, i rischi sono minori; per l’acciaio, poi, i dazi sono al 25% dal 2018. 25% anche per alluminio e automotive. Tra auto e componenti, l’export Italia-USA vale 5 miliardi di euro. Un bel problema. In merito alle conseguenze, i dati che circolano stimano un -0,4% di Pil per l’Italia. Una flessione in linea con la media UE, con la Germania, più colpita, a -0,5. Ma il punto vero è che se decidessimo di mettere in campo delle ritorsioni commerciali, il contraccolpo sarebbe più forte, dello -0,53%. Per questo bisogna descalare il conflitto commerciale.

Quale dovrebbe essere la risposta europea ai dazi di Trump? Che mondo sarà quello che ci apprestiamo a vivere?
Con Trump è emerso un nuovo approccio; è chiaro e bisogna agire di conseguenza. Penso alle parole del Presidente Mattarella, quando allude a una “risposta serena, compatta, determinata”. Rispondere serenamente, rispetto ai rischi di una guerra commerciale che farebbe male a tutti, significa evitare l’escalation protezionistica, che peggiorerebbe la situazione, e avrebbe un costo per l’Italia tra i 4 e i 7 miliardi di euro, con la perdita di 60.000 posti di lavoro. Giorgia Meloni ha operato positivamente fra europei e americani e deve svolgere questo ruolo di congiunzione fra le due sponde dell’Atlantico.

Cosa dovrebbe fare il nostro governo?
La nostra premier può dare una mano a trovare delle formule alternative ai dazi che riducano il surplus commerciale verso gli USA. Trump non punta ad una deglobalizzazione che innescherebbe una spirale inflazionistica, quanto piuttosto al friendshoring, che delocalizza rispetto alla Cina, ma non rispetto a noi europei. Per favorire questo scenario, Meloni deve spingere von der Leyen a non drammatizzare i rapporti con Washington. Contro la UE, per Trump, il tema vero non sono i dazi.

Cosa vuole Trump?
Il tema del surplus commerciale tedesco è reale. Ma Trump è soprattutti preoccupato dalla regolamentazione fiscale e dalla compliance imposta dal Gdpr, che grava sulle web tech. Infine, vuole che vengano comprati anche i titoli di Stato Usa, che non vuole che siano in mano cinese.

Dunque i toni minacciosi non servono? Ha sbagliato von der Leyen?
La presidente ha, ovviamente, a cuore l’industria tedesca. Ma a noi non serve litigare con gli USA. I dazi europei servono a spingerci su un nuovo tavolo negoziale. In questo caso, si tratta onorare gli impegni assunti in ambito Nato relativi a destinare il 2% del Pil. Ma non dobbiamo puntare a un “riarmo” che ci costi debito. Serve una politica di difesa, legata all’innovazione e alla ricerca, finanziata da debito comune. Con la finalità di accrescere il Pil e al contempo sostenere la domanda interna per compensare il riequilibrio della bilancia commerciale con gli USA, che è un tema ineludibile per Trump. In Germania c’è chi pensa che l’economia di guerra possa salvare settori come l’automotive. Ma per noi, esposti al rischio debito, non è così. E dobbiamo lavorare per un’economia aperta e di pace.

Ma la guerra commerciale americana continuerebbe con Pechino.
Non possiamo fare finta che non ci siano tensioni geopolitiche. Ma circoscriverle al Pacifico significa che nell’ottica del friendshoring si aprono opportunità per “gli amici”. E noi possiamo e dobbiamo ribadire questo legame con gli USA.

Ma non si rischia di essere velleitari, se Trump va d’amore e d’accordo con Putin?
Non credo che i loro rapporti siano così idilliaci. L’amministrazione USA ha lanciato sanzioni secondarie per chi compra idrocarburi russi.

Sì alla difesa, dunque, se non è semplice economia di guerra ed è scorporata dal debito?
E se è legata ad innovazione e ricerca. E alla messa in sicurezza di tutta l’economia, a partire da dati e dalle infrastrutture tecnologiche. Non possiamo mettere il warfare contro il welfare, ha ragione l’opposizione. Piuttosto, come ha detto Draghi, possiamo e dobbiamo rilanciare l’economia con partnership pubblico private, come avviene in questo settore. A tale proposito, stiamo organizzando la V Edizione dell’Innovation Cybersecurity Summit, il 9 e il 10 aprile, presso UniMarconi a Roma, alla presenza di tantissimi figure di rilievo. Anche in questo ambito, strategico per il sistema Paese, Meloni può fare la differenza.

In che modo?
Abbiamo bisogno di un’Europa che torni ad innovare e non si occupi solo di regolamentare. Un’Europa che sia autonoma, ma non contrapposta agli USA.


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