Netanyahu da Orban, l’Ungheria annuncia il ritiro dalla Cpi
L’indiscrezione ieri, la conferma oggi: il governo ungherese ha deciso di ritirarsi dalla Corte penale internazionale, in questo senso la dichiarazione all’agenzia di stampa statale Mti da parte del capo dello staff del primo ministro Viktor Orbán, Gergely Gulyas, che su Facebook ha scritto inoltre che “il governo avvierà la procedura di ritiro oggi, in conformità con il quadro giuridico costituzionale e internazionale”. Il governo del primo ministro Viktor Orbán ha annunciato la decisione poco dopo l’arrivo in Ungheria per una visita di Stato del premier israeliano Benjamin Netanyahu, sottoposto a un mandato di arresto della Cpi.
L’Ungheria si ritirerà dalla Corte penale internazionale durante la visita del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Budapest, scriveva ieri il Times of Israel citando proprie fonti e ricordando che quello in Ungheria è il primo viaggio all’estero di Netanyahu da quando, lo scorso anno, la Cpi ha spiccato un mandato di arresto internazionale nei suoi confronti per presunti crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza. I firmatari dello Stato di Roma, Ungheria compresa, sarebbero formalmente obbligati ad arrestare Netanyahu.
Dopo l’arrivo in Ungheria, Netanyahu incontrerà il primo ministro ungherese Viktor Orban. Già a novembre Orban aveva invitato Netanyahu a recarsi in Ungheria in visita ufficiale senza il timore di essere arrestato.
Allo stesso quotidiano israeliano, giorni fa, un’altra indiscrezione sui temi che verranno trattati oggi. Nell’incontro con il premier ungherese Viktor Orbán – scriveva il Times of Israel – “Benjamin Netanyahu discuterà del possibile sostegno dell’Ungheria al piano di Donald Trump per Gaza”.
“Netanyahu sta cercando di costruire una coalizione di quanti più Paesi possibile a sostegno del piano di Trump per Gaza”, aveva affermato una fonte del giornale. Nel febbraio scorso Trump aveva illustrato la sua visione per Gaza, con il trasferimento della popolazione all’estero e la guida degli Stati Uniti nella ricostruzione della Striscia per trasformarla in una località turistica mediterranea.
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