Ok da Strasburgo a Rearm Europe, ancora distinguo nel Pd
Altra grana proveniente dall’Europa per il Pd e la segretaria Elly Schlein, ovviamente sempre sul fatidico piano Rearm. Il programma della Commissione Ue per sostenere la difesa comune continua infatti ad agitare i dem che, c’è da dire, non fanno nulla per nascondere l’immagine di un partito profondamente diviso sul tema e sempre più lontano dalla linea dei tanto agognati alleati del Movimento 5 Stelle. Senza contare che i distinguo della delegazione Pd al Parlamento europeo si riflettono anche nell’intero gruppo dei socialisti. L’ultima occasione in ordine di tempo utile a far emergere vedute profondamente differenti in casa del Partito democratico si è avuta ieri durante la Plenaria a Strasburgo dove, sebbene non sia andata nuovamente in scena una spaccatura netta del gruppo, neanche in questa occasione sono mancate tensioni. La risoluzione sulla relazione annuale sulla politica di sicurezza e di difesa comune dell’Ue è stata approvata con 399 voti favorevoli, 198 contrari e 71 astensioni. Tra i sì anche quelli della delegazione Pd, ma con l’eccezione di Marco Tarquinio e Cecilia Strada. Successivamente è stato messo ai voti un emendamento sul Rearm Europe, anch’esso approvato. La linea del partito, anticipata dal capo delegazione Nicola Zingaretti, era quella di votare no, ma anche in questo caso almeno tre eurodeputati dem, Pina Picierno, Giorgio Gori e Elisabetta Gualmini, si sono espressi in modo differente, rivendicando la propria scelta. Ma se alla prova dei numeri l’indicazione giunta dal Nazareno ha più o meno tenuto sono i commenti dei vari esponenti del partito a far emergere contraddizioni sostanziali. Dalla segreteria Alfredo D’Attorre esalta quella che definisce una “linea chiara: essere a favore della difesa e della sicurezza comune europea“, il che imporrebbe “di essere radicalmente critici del piano Rearm Europe proposto dalla Commissione”. Chiaro no? Evidentemente non troppo perché a Pina Picierno i conti non tornano, tanto che la vicepresidente del Parlamento europeo in quota Pd precisa in un post: “noto anche oggi una certa tendenza a confondere le acque del dibattito pubblico. Pazienza e chiarezza: nel testo finale votato dalla delegazione del Pd e da tutto il gruppo dei socialisti e democratico c’è ‘Rearm Europe’, ed è motivo di grande soddisfazione per la responsabilità dimostrata da parte di tutti”. Ma come se nulla fosse, mentre le varie correnti rivendicano contemporaneamente sia il sì che il no a Rearm Eu, viene lanciata l’arma di distrazione di massa. “Il Pd ritrova sintesi e unità, mentre la maggioranza è spaccata”, essendosi le delegazioni di Fratelli d’Italia, della Lega e quella azzurra espresse rispettivamente con l’astensione, il voto contrario e quello a favore del piano, è essenzialmente il tentativo di ribaltare il tavolo effettuato dal Pd. Oltretutto, senza tenere conto che a voler fare un ragionamento di coerenza e coesione in termini di schieramenti e non di partiti bisognerebbe almeno considerare il netto no del Movimento 5 Stelle che, tra l’altro, sabato sarà in piazza proprio contro “quest’Europa della guerra e delle armi”, imbarazzando i dem che sono ancora alle prese con un dubbio amletico circa un’eventuale partecipazione. Sull’attacco alla maggioranza è invece il vicepremier Antonio Tajani, conversando con i giornalisti in Transatlantico dopo il question time, a ribadire che i partiti di governo “fanno parte di tre famiglie europee diverse” ed è quindi fisiologico che assumano posizioni differenti. Dopo aver rimarcato la capacità del centrodestra di trovare sempre l’unità e di riuscire in ogni occasione a “presentarsi insieme alle elezioni”, il titolare della Farnesina non manca di evidenziare come invece “a sinistra si spaccano addirittura i partiti”, riferendosi proprio al primo voto dell’Europarlamento su Rearm Eu.
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