Economia

PRIMA PAGINA – Garavaglia: “Non chiamatela rottamazione”

di Giovanni Vasso -

Il Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato Massimo Garavaglia in occasione dell’Osservatorio Nomisma su Il Sistema dei farmaci generici in Italia 2024 presso l’auditorium dell’Ara Pacis Roma, 17 ottobre 2024. ANSA/FABIO CIMAGLIA (NPK)


Non chiamatela rottamazione. L’iter per la nuova legge è iniziato e nei giorni scorsi il senatore leghista Massimo Garavaglia, Presidente della Commissione Finanze alla Camera al Senato, ha annunciato l’avvio del percorso del progetto legislativo che, nel dibattito politico, s’è già imposta come “rottamazione quinquies”. O cinque, per i meno versati nel latino o nel legalese. Ma è proprio Garavaglia, a L’Identità, a puntualizzare che, forse, è il caso di non chiamarla così questa misura che pure sarà di fondamentale importanza per i contribuenti e per lo Stato.


Senatore Garavaglia, non si deve parlare di una nuova rottamazione: allora di che si tratta?
Meglio chiamarla rateizzazione lunga.


Che differenza c’è?
Utilizzare il termine rottamazione può dare l’idea che si faccia un favore a qualcuno quando, invece, l’intento è del tutto diverso.


Quale sarebbe?
Quello di dare una mano concreta a chi si è trovato in difficoltà avendo dichiarato e non essendo riuscito a pagare per questioni di cassa. Che, peraltro, sarebbero oggettivamente comprensibili dal momento che abbiamo subito, una dietro l’altra, pandemia e crisi. Ed è naturale che ci siano imprese, partite Iva in difficoltà di cassa che devono recuperare questi anni, perché di diverse annualità e di anni di difficoltà, si parla.


Che guadagno ci sarebbe per l’economia italiana e per lo Stato?
Facciamo un esempio, volutamente paradossale. C’è un’azienda su cui pende una cartella, diciamo, da 30 milioni a cui non può far fronte. L’impresa salta e lascia a casa qualche centinaio di dipendenti. Lo Stato non incassa e i dipendenti hanno perso il lavoro. Abbiamo perso tutti per non dare un aiuto di fronte a una situazione di oggettiva difficoltà. Però le cose buone costano…


In che senso?
Nel senso che, considerate le norme contabili di finanza pubblica attuali, lo Stato non ci guadagna ma deve spendere per coprire questa misura. Sembra un paradosso, sta a noi gestirlo in maniera pragmatica, ma le regole parlano chiaro: prevedere un aiuto ai contribuenti ha un costo. Quale sarà, poi, questo è tutto da verificare.


Quali saranno i costi quelli di questa rateizzazione lunga e chi ne potrà beneficiare?
Per adesso il disegno di legge presentato dalla Lega è aperto a chiunque, dalle partite Iva, alle aziende, ai privati. Ma solo quando avremo concluso il percorso di audizioni potremo saperne di più, riuscire a capire dove riusciremo ad arrivare e in che modo. Le prime due-tre settimane le dedicheremo proprio a quantificare i costi e a tracciare il perimetro dei soggetti da coinvolgere per trovare una soluzione ai problemi che sia buona per tutti, Stato e contribuenti.


Costi e coperture, se ne è parlato molto anche in relazione al decreto Bollette…
Mi è sembrato che il governo, e il ministro Giorgetti, abbiano fatto la cosa più saggia nel prevedere una misura temporanea di tre mesi. Per una ragione molto banale: i consumi, tra un po’, si ridurranno da soli e l’impatto dei costi diminuirà. L’emergenza è adesso. Dopodiché, parallelamente, credo che andranno presi in considerazione altri temi che riguardano, per esempio, anche la geopolitica. Per il resto, sento dire tante cose. Sento parlare del disaccoppiamento come fosse la soluzione di tutti i mali. Peccato, però, che fare disaccoppiamento vuol dire far pagare in bolletta le rinnovabili. E mi sembra paradossale che a proporlo siano la sinistra e i 5 Stelle.


Un altro tema che divide è quello del gioco legale.
Mi reputo uno degli ultimi liberali rimasti. E per questo, sul gioco legale, sono molto drastico. E liberale. Una considerazione preliminare, di base, va comunque fatta: se non c’è gioco legale, c’è quello illegale. Gli italiani giocano. E se non dai loro l’opportunità di farlo legalmente, facendo così arrivare anche risorse all’Erario, si rivolgeranno a chi propone l’illegalità che se ne avvantaggerà. Questo lo sanno tutti. Detto ciò, è innegabile che vi sia un impatto sociale legato proprio al gioco che può e deve essere affrontato e gestito tramite strumenti e pure tecnologie che abbiamo. Ecco, per questo ritengo che il tema vero sia quello della compartecipazione. C’è un flusso di denaro, di tasse, che arriva dal gioco e penso che una parte di questo gettito fiscale debba essere reindirizzato agli enti locali, Comuni e Regioni. Dopodiché se il Comune di Vattelapesca o la Regione X preferiscono rinunciare a un tot di milioni di euro di introito, sarà una loro scelta che li porterà molto probabilmente ad aumentare l’Irpef e inasprire la tassazione a tutti per rientrare del mancato incasso. Un controsenso.


Pace fiscale, bollette e tante altre cose: per fare tutto, servono le coperture. Si troveranno?
Sono straconvinto che si riesce a fare tutto. Parliamo già di coperture ma, allo stato attuale, ancora non sappiamo, se ci riferiamo alla rateizzazione lunga, nemmeno quale sarà il perimetro definito di applicazione della legge. È quindi un non senso. Questo vale anche per tutte le altre questione. Ma per farlo in maniera precisa occorrerebbe avere un testo già chiuso e una relazione tecnica pronta. Parlarne prima sarà interessante ma è un dibattito che può diventare abbastanza surreale.


Torna alle notizie in home