Editoriale

Lollobrigida e gli altri, troppe gaffe fanno male

di Dino Giarrusso -


“L’abuso di acqua può portare anche alla morte”. Che detta così, per carità, non fa una piega. Anche l’abuso di ossigeno, se è per questo, l’abuso di cibo sano, l’abuso di attività sessuale, l’abuso di attività sportiva, e persino l’abuso di risate. Se a parlare fosse Maurizio Crozza, in una delle sue divertenti imitazioni iperboliche, ci sarebbe da ridere. Invece niente, era il ministro Lollobrigida, col serio intento di allontanare le polemiche sulla tossicità del vino e scongiurare l’ipotesi di etichette che ne sconsiglino l’uso con messaggi forti, come sulle sigarette. E non sappiamo da dove cominciare, perché l’intento può avere, anzi ha certamente un senso. Ma l’effetto che fa lo straniante breve monologo del Ministro, è quello di uno dei più clamorosi autogol mediatici che storia recente ricordi. Giocare sui possibili effetti nocivi dell’abuso di acqua (si può anche morire, è vero, ma dovresti berne di filato fra cinque e dieci litri!) per paragonarli agli effetti dell’abuso di alcol, è un disastro retorico, un errore logico e pratico. Una cosa talmente assurda da lasciare esterrefatti anche (spero!) i più ferventi ammiratori del Lollo nazionale. Perché bere acqua è necessario alla sopravvivenza, bere vino è una scelta. L’alcol dà dipendenza, l’acqua no. L’abuso di alcol fa 800mila morti l’anno in Europa, circa 18mila in Italia, per non parlare dei danni alla vita di persone e famiglie, ed i costi enormi che scarica sulla collettività, sanità in primis. L’abuso di acqua, invece, è più una speculazione teorica che un rischio reale. Il vino è un’eccellenza italiana, un business che dà lavoro e in diverse zone del paese ha creato uno sviluppo armonioso col territorio e la cultura locale. Sacrosanto che un ministro voglia difendere questa eccellenza, ma per farlo l’unico modo è educare alla conoscenza del vino (e dell’alcol), delle sue qualità organolettiche ma anche dei suoi pericoli, degli effetti cancerogeni, del rischio dipendenza, di tutto ciò che consente ad un consumatore di scegliere un buon prodotto, gustarlo quando ne ha voglia e tenersi quanto più lontano possibile dai numerosi rischi legati al consumo di alcolici, nessuno escluso. Questo avrebbe dovuto dire Lollobrigida, spiegare che il vino fa parte della nostra cultura e proprio per questo non si deve transigere sull’educazione ad un consumo consapevole. Il vino non è paragonabile alle sigarette, almeno secondo chi scrive, ma -bontà di Dio- nemmeno all’acqua. E invece stiamo qui a commentare i meme su Lollobrigida e l’ennesima uscita infelice di un ministro del governo Meloni. Che si chiama così perché Giorgia Meloni ne è al vertice ed (anche) a lei, è bene ricordarlo, rispondono i ministri. Ministri che decisamente troppe volte hanno dato prove non brillanti, a voler essere generosi. E come se non bastasse la surreale uscita del ministro dell’agricoltura, quella del turismo, Daniela Santanché, anche ieri ha regalato emozioni. Nel solito nebbione che confonde responsabilità politiche (Santanché ne ha, e tante) e penali (su quelle invece si pronuncerà un collegio di giudici), la pitonessa non trova niente di meglio da dire che frasi quali “io rappresento tutto ciò che voi odiate”, “sono il vostro male” e via deliziando. Persino sulle presunte borsette false, colei che dovrebbe difendere il made in Italy non riesce a dire “non ho mai comprato borsette false”, e invece rivendica con orgoglio quasi urlato: “sì, ho una collezione di borse”, come se fosse quello il problema. Qualche settimana fa era successo un pasticcio anche sul caso Almasri, con Nordio e Piantedosi in palese contraddizione. E la settimana scorsa invece era arrivata la condanna per Delmastro con reazioni del tipo “ci sono giudici come ayatollah”. Questo elenco di scelte comunicative e politiche sbilenche potremmo prolungarlo per diverse righe ancora. Pensiamo che di fronte ad un’opposizione che dal canto suo si divide su quasi tutto, si manda messaggi durissimi tramite TV e social, fatica dannatamente a presentarsi come insieme compatto e politicamente deciso, il governo potrebbe e dovrebbe provvedere a governare con autorevolezza. Meloni comprende che queste continue scivolate minano la credibilità del suo esecutivo presso i cittadini tutti, in tempi già avari di affezione verso la politica? “In campo internazionale il governo è molto stimato”, dicono spesso a destra, e a volte viene da aggiungere “perché lì non girano i video di un ministro che spiega quanto male possa far l’acqua”.


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